— Signor Carra, — disse il conte Ernesto, — io ho abusato della sua bontà presentandolo come mio testimonio al duello, senza prima avernela pregata e ottenuto la sua accettazione...

— Lei ha fatto benissimo, — interruppe con vivace impeto l’operaio. — Anzi mi ha dato con ciò un segno di stima di cui le sono tenuto assai. E creda pure che tutto quello ch’io potrò fare per suo servizio, io lo farò volontierissimo.

— Grazie! Dalle parole che ho udite in sua bocca ho giudicato appunto che non le sarebbe spiaciuto il vedere a dar le pacche a un’uniforme abborrita. Ma però, senta, se il recarsi domani colà al Castel San Giovanni e perdere una giornata e forse due, le è di troppo incomodo; se questo fatto può esporla a certi pericoli e fastidi della Polizia di qui (cosa che in quel primo momento non avevo pensato), non si riguardi e non tenga conto nessuno delle mie parole. Giunto a Castel San Giovanni, io farò una scappatina fino alla più vicina guarnigione piemontese e ne tornerò con qualche ufficiale...

— No signore: — tornò a interrompere il sellaio: — non dica più oltre, che se insistesse in ciò, mi offenderebbe. Io son padrone di bottega e sono abbastanza libero del mio tempo per poterne disporre: e la Polizia non la temo nè punto nè poco.

Fece un sogghigno pieno di amarezza e di disprezzo.

— Godo delle buone grazie del duca... come sellaio: — si affrettò a soggiungere. — Ho la superbia di dire che sono uno dei migliori, e forse il migliore degli operai del mio mestiere, e il duca mi fa l’onore di apprezzarmi, di servirsi di me, e di darmi la sua protezione... E con me non ha tentato che poche volte d’insolentire e maltrattare: l’ho guardato in certo modo... Quel tirannucolo, fatto temerario dall’impunità, in fondo ha paura del coraggio d’un uomo. L’ho visto io chinar gli occhi innanzi ai miei... Mi teme: forse mi odia appunto per ciò, ma gli pare d’aver bisogno del mio lavoro, e finchè io non gli porgerò occasione di farmi addirittura fucilare, non mi userà prepotenze.

— Tanto meglio! — esclamò Valneve.

— Ed io, se piace a lor signori, mi incarico eziandio di provvedere le sciabole. Me ne intendo d’armi, sono amico di un buono spadaio, e vedranno che eccellenti lame saprò all’uopo provvedere.

— Benissimo!... E allora non resta più che trovarci domattina alle cinque alla mia locanda, per partire tutti insieme: — così conchiuse Ernesto, e salutata molto indifferentemente la Carlotta, sempre sbalordita, se ne partì con Alfredo.

— Scusino un momento: — disse allora Pietro Carra ai due giovani: — aggiungo soltanto poche parole a quello che ho già detto a mia cugina, e poi li accompagno fino a casa: è forse meglio per loro avere compagnia questa notte per le strade di Parma.