— Io me ne vado a casa.
— Benissimo, — aggiunse Ernesto: — noi ti accompagniamo.
— Ah no: — gridò vivamente Alfredo che pensava a chi o cosa doveva aspettarlo colà per parte di quella donna.
— Oh oh! — fece Sangré ridendo: — che premura di non volerci... Ah! mio caro Camporolle, c’è qualche cosa di contrabbando qui sotto!
— Oibò! Niente affatto! — rispose impacciato Alfredo, il quale era pochissimo abile a mentire. — Non vorrei incomodare... è già tanto tardi!...
— Discrezione e segretezza! — esclamò Ernesto mezzo ridendo, mezzo sul serio. — Vuoi esser solo? Non domandiamo di più; ma siccome qui il nostro bravo Carra ci ha detto che è forse più prudente l’essere in parecchi per le vie di notte, ti lascierai accompagnare almeno almeno fino alla cantonata del palazzo dove stai.
— Mi rincresce che vi disturbiate... non c’è nulla da temere per me... ma se proprio tu, Valneve, ci tieni...
— Ci tengo.
— Venite pure...
In quella Pietro Carra, che stava un pochino discosto dai due amici, si fece loro presso presso con un moto rapido e silenzioso, e susurrò pian piano: