Il Pancrazi crollò le spalle.

— Lui? — esclamò. — Sospetti?... Di tutto quello che è avvenuto con voi, non si ricorda nemmeno più. Non si rammenta nemmeno che voi esistiate.

La donna corrugò le sopracciglia, mandò dagli occhi quel lampo quasi feroce che abbiamo già notato più volte e aprì le labbra sanguigne ad un sorriso terribile.

— Va bene! — disse con voce vibrata. — Vengo io a fargli rammentare qualche cosa.... Tanto meglio che m’abbia del tutto obliata: avrò di nuovo per lui un poco dell’attrattiva della novità e un poco eziandio di quella dei ricordi. Potrò ancora meglio ammaliarlo.

Si trasse indietro dalla fronte le ricche ciocche de’ fulvi capelli, abbassò il fazzoletto che le copriva il collo e le spalle di forme scultorie e gettò sopra l’alto specchio che aveva davanti uno sguardo che era una fiamma.

— Posso ancora ammaliarlo? — ripetè con voce soffocata, quasi domandando a sè stessa.

— Oh sì! — rispose con un accento alquanto più vibrante del solito il direttore di Polizia, e anche nelle sue fosche, fredde pupille, corse un lampo che tosto si spense.

— Voi credete? — rispose la donna, volgendosi ratta all’interlocutore.

Il Pancrazi era tornato nella sua usata apatica indifferenza; e rispose con quella sua voce fredda, monotona, senza armonia, senza espressione, come la faccia di cartapecora:

— Voi siete più bella, più giovane, più seducente di quanto vi abbia mai veduta; e otterrete tutto quel che vi piace.