La seducente baronessa si gettò a sedere con abbandono sopra una specie di divano, appoggiò il braccio destro ad una pila di cuscini, sostenendosi così mezzo ripiegato il corpo voluttuosamente atteggiato, allungò sopra un carello, tanto da porli bene in vista, i piedini vestiti di calze di seta color rosa e fece segno al Pancrazi sedesse. Egli prese freddamente una seggiola, venne a piantarla a due passi lontano da lei e vi si assettò tranquillamente.

— Voi persistete dunque sempre nel vostro proposito? — domandò egli, fissando la donna col suo sguardo da poliziotto.

La baronessa fece un atto pieno di risoluzione e di forza:

— Sempre!

— Quando ci siamo veduti a Bologna, io vi ho pur detto...

Essa interruppe impaziente:

— Tutto quello che mi diceste e allora e prima, tutto quello che mi potreste mai dire e ora e poi, non varrà a mutare d’un atomo quello che ho deciso.

— Per mille diavoli, l’odio di voi altre donne, quando ci si mette, dà dei punti all’odio più accanito, più feroce, più ostinato degli uomini.

Gli occhi della donna ebbero la loro più cupa, più selvaggia, più cattiva espressione.

— Io non so come odiate voi altri uomini, — disse con voce che quasi sibilava fra i denti stretti da una contrazione del viso che lo rendeva poco meno che terribile, — non so come odiino le altre creature di Dio. Quanto a me, non ho nell’odio, come in nulla del resto, nè mezzo, nè misura. Sono assoluta, eccessiva, se vi piace, in tutto. È Dio che mi ha fatta così. Avrei potuto essere un angelo di bontà...