— No, mai!

La donna lo guardò ancora un poco, poi mandò un’esclamazione che pareva un sospiro, che pareva una voce di sollievo, un eco di qualche dolorosa memoria, chinò nuovamente gli occhi e disse mestamente:

— Le ho domandato ciò, perchè alcune inflessioni della sua voce, alcuna espressione del suo sguardo mi ricordano persona di cui... di cui è inutile ch’io le dica pure una parola... È una follia, mi scusi.

— Se fosse una gradita memoria quella ch’io le posso rievocare, ne sarei lieto...

La baronessa corrugò le sopracciglia quasi minacciosamente.

— È una dolorosa memoria... dolorosissima — esclamò, — ma che pure mi è cara... Deve ad essa se io l’ho lasciata accostarmi, accompagnarmi, parlarmi come ha fatto, se ho ascoltato finora tacendo e senza sdegno le pazzie che m’ha dette.

Alfredo fu assalito da un impeto di gelosia retrospettiva.

— Ah! è doloroso quel che lei mi dice! — proruppe. — La fortuna di questo momento io la devo alla disgrazia di averle richiamato alla mente un altro...

Ella non lo lasciò continuare.

— Quella di conoscermi, quella d’incontrarmi, quella d’amarmi... dirò la parola, poichè lei l’ha ripetuta tante volte... non è una fortuna, ma una vera disgrazia. Io non posso amare nessuno, sa!