Pancrazi chinò il capo.
Essa riprese al punto in cui s’era interrotta:
— Fui costretta io stessa a recare nella carcere a quell’infelice la morte, perchè sfuggisse l’ignominia del pubblico supplizio e il contatto del boia!...
La voce di lei fremeva: il corpo tutto era agitato da una specie di convulsione.
— Ah queste cose non si dimenticano, non si perdonano. Giurai odio eterno a quella società, a quell’ordine di cose che mi aveva condannata a cotanto spasimo, e quell’ordine, quella società tiranna e prepotente li vidi incarnati in quest’uomo più empio, più basso, più corrotto del condannato, che avrebbe potuto salvarlo e non lo fece, che mi sprezzò e derise.... Vedete s’io posso mutare!
— Sentite, Zoe, — disse freddamente il poliziotto, — v’ho già detto a Bologna tutte le difficoltà dell’impresa....
— Difficoltà non sono impossibilità, — interruppe la donna. — E qualunque siasi difficoltà una donna come sono io e un uomo come siete voi, hanno capacità e forza di superarle.
— Parliamo freddamente, da persone pratiche, — disse il Pancrazi dopo un breve intervallo, — l’ultima volta che ci siamo veduti, io vi diceva....
La donna lo interruppe.
— Mi ricordo di tutto: che nella rivoluzione c’era poco o punto da sperare....