— Questo siete in grado voi stessa di saperlo quanto me. Dovreste essermi grata dell’idea che vi ho suggerita e dei mezzi che vi ho forniti di diventare agente segreta della Polizia austriaca.

— Sì, e grazie al principe K. la cosa mi riuscì meglio di quel che si sarebbe previsto. Ho potuto così fare ottenere a voi la carica di direttore della Polizia qui a Parma....

— E voi essere informata di tutte le trame dei rivoluzionarii, per aiutarle segretamente, quando vi sembrassero utili al vostro scopo.

— E questo mi porge pure buona ragione da presentarmi qui e di dimorarvi. Io reco al duca relazioni delle Polizie di Lombardia, del Veneto, delle Marche, della Romagna.

— Va benissimo.... E dunque dovete essere tanto più persuasa che la rivoluzione in Italia, malgrado e a dispetto del Piemonte che fa di tutto per aiutarla, è affatto impotente e non leverà un ragno da un buco, altro che mettere giù un principe dal suo trono. Fra gli italiani sono pochi quelli che hanno il coraggio della rivolta aperta e di affrontare le baionette dei soldati e la corda del boia. Si congiura volentieri, ma quando si bandisce venuto il giorno della prova, sono quei pochi soltanto che si fanno ammazzare: i più si rintanano e il popolaccio, che non capisce gran cosa di nazione e di patria, assiste indifferente ai supplizi. La forza del principe di qui, come quella del Modenese e del Toscano, sta a Vienna, e finchè questa avrà guarnigione a Milano, ogni sommossa italiana non sarà che un ridicolo tentativo. Bisognerebbe adunque, per ispuntarla, far guerra all’Austria e vincerla; e non sarà certo il Piemonte che potrà far questo, quantunque si sobbarchi pazzamente per ciò ai più grandi sacrifizi.

— Avete ragione, — disse con una certa impazienza la donna. — Sì, mi sarebbe piaciuto vedere questo triste tirannello assalito dal suo popolo in furore, strappato al trono, al palazzo, trascinato per le strade, insultato, schernito, coperto di contumelie, di maledizioni e di fango, lentamente ammazzato... Ma poichè ciò non si può, mi basterà vederlo morire assassinato nel meglio della sua gioventù, della sua potenza, della sua oltraggiosa tracotanza... Per ciò bisogna ricorrere alle passioni personali... all’odio e all’amore, in cui l’uomo mette tutto il suo essere, la soddisfazione più intima e più acuta del suo egoismo.

Il direttore della Polizia fece gravemente un segno d’assenso.

— Benissimo: — disse: — voi conoscete l’uomo.

— Questo signor duca fa di tutto per tirarsi addosso di quegli odii che non perdonano.... come il mio. E qui son venuta per cercarmi, per farmi, per prepararmi un alleato in quest’odio mortale, nel quale alleato io trovi un sicuro stromento.

— Indovino. Cotesto stromento sperate averlo in quel giovane ch’avete qui mandato prima di giungervi voi, e che io, secondo il vostro desiderio, aiutai a fare ammettere a Corte?