— Scusi, Altezza: — disse l’Anviti facendo un passo per mettersi innanzi al duca. — Qui dentro non sappiamo ben bene chi ci si possa trovare. Mi permetto di pregare V. A. di non entrar primo lì dentro.
— Che bravo Anviti! — esclamò il duca con un leggero accento di scherno. — Ci vuoi penetrar tu... nuovo Curzio che si getta nella voragine?
— Mi vi getterei volentieri per V. A., — rispose il tenente colonnello: — ma poichè abbiamo qui due uomini...
— Mandiamoli loro: — interruppe il Borbone ridendo. — Bravissimo! Previdenza e prudenza! Hai ragione.
Si volse ai due gendarmi e comandò:
— Penetrate lì dentro finchè troviate qualcheduno a cui dar l’ordine che m’introduca presso la padrona di casa.
I gendarmi fecero il saluto militare e col passo cadenzato entrarono nella stanza vicina. Non ebbero da andar oltre, chè venne loro incontro frettolosa e quasi impaurita una donna la quale era la solita fedele compagna della baronessa.
— Chi sono lor signori? — domandò. — Che cosa cercano?
— La padrona di casa.
— A quest’ora? All’una dopo la mezzanotte! Facciano il piacere d’uscire subito subito e lasciar tranquilla l’onesta gente.