— L’augusta persona che ora vuol vedere la signora ha diritto di penetrare dappertutto, in casa di qualunque e a qualsiasi ora, e la esortiamo a non farla aspettare di là in anticamera.
— Ah! è costì?... Ebbene, facciano il piacere di andare a dire a quella persona che se ne vada subito subito, e loro la accompagnino senza ritardo.
— Se sapesse chi è!...
— Fosse anche l’imperatore della China...
— È qualche cosa di più: è il nostro augusto, legittimo sovrano Carlo III.
La donna stette lì un momento sbalordita.
— Il duca!... Lui qui, a quest’ora!... Impossibile!
In questo punto il principe che, accostatosi all’uscio, aveva udito la voce di una donna e inteso queste ultime parole da lei pronunciate, aprì il battente ed entrò seguito dal fido compagno.
— Io stesso! — esclamò con qualche enfasi. — Spero che non avrete difficoltà ora a lasciarmi penetrare fin presso la vostra padrona.
I due gendarmi si ritirarono rispettosamente in fondo, lasciando faccia a faccia il duca, l’Anviti e la governante.