— Mille perdoni! — disse quest’ultima impacciata non poco. — Ma la signora baronessa ora riposa...
— Che bugia! — interruppe insolentemente il duca.
— Almeno è in letto...
— Bugia anche questa! Abbiamo veduto le finestre illuminate come non si suole nella camera d’una donna che è a letto.
— Infine V. A. capirà... Io non posso, non devo lasciarla passare senza prima avere avvertita la signora.
— Io non capisco niente: — gridò alzando la voce il duca col suo tono di petulante comando. — Voi dovete obbedirmi e tacere... Additatemi la camera della vostra padrona e non mi seccate dell’altro.
— Ma prego ancora V. A. di considerare...
— Le zucche!... Cominciate ad impazientarmi. Obbedite.
Fu in quel punto che la baronessa aprì la porta e si presentò sulla soglia.
— Ah! eccovi finalmente voi stessa, mia cara Zoe! — esclamò il duca, andandole incontro, colpito, affascinato dalla provocante di lei bellezza, a cui la civettesca acconciatura accresceva tanta efficacia. — Spero che non mi lascierete fare anticamera più oltre, e che insegnerete a questa vostra donna che un par mio si riceve in ogni momento, in ogni occasione.