La Muldorff fece una profonda riverenza.
— V. A. mi onora troppo con una sua visita, ancorchè sia affatto inaspettata e in ora tanto straordinaria.
— Via, via, — disse il principe accostandosele con famigliare confidenza e prendendola ad un braccio. — Per quanto straordinaria l’ora, trattandosi di me... e di voi, non può dirsi inopportuna... Andiamo a sedere e discorrere più comodamente di là.
— Ai suoi ordini, Altezza: — rispose la donna: — ma tutti questi signori?
E il suo sguardo accennò all’Anviti e ai due gendarmi piantati sulla soglia.
— Non datevene pensiero: — disse il duca. — Questi — (e accennò il colonnello) — è un mio fidatissimo, è un compagno... non sarà mai un impaccio: — aggiunse notando bene il significato delle parole con uno sguaiato sorriso. — Quei là sono due statue che non vedono, non sentono, e daranno segno della loro esistenza solamente in quanto noi vogliamo.
— Altezza! — saltò su la donna con vivacità, — la mia povera casa non è un museo da statue, e le sarei riconoscentissima se la volesse liberare dalla presenza di quelle due, le quali qui non sarà mai il caso che abbiano a manifestare la loro esistenza.
Il principe rise e voltosi ai due uomini, comandò loro:
— Andatevene! Dietro front!... Marche!...
I gendarmi obbedirono colla rapidità e colla precisione di vecchi soldati; ma l’Anviti fu accosto a loro in un lampo, e disse loro vivamente a bassa voce: