Il conte s’inchinò di nuovo profondamente.

— V. A. ci conti sopra.

La donna strinse al seno le braccia incrociate con aspetto di graziosa petulanza e disse lasciando volteggiare sulle sue labbra quel sorriso malizioso e beffeggiatore:

— Vedremo... Quanto al motivo che mi ha condotta qui, presso V. A., senza che s’incomodi menomamente la Polizia, sono io desiderosa di comunicarlo. Non sono ragioni leggiere e di galanteria, come V. A. sembra supporre, ma gravi e d’importanza, attinenti a quelle difficili e delicate incombenze che V. A. sa...

— Sì, sì: — interruppe insolentemente il duca, battendosi gli stivali collo scudiscio. — Avevi già una buona corda al tuo arco, ghiotta e maliziosa creatura: la tua bellezza; e non ti è bastata, alla smania di guadagno che divora te... e i patrimoni di coloro che incappano nelle tue reti.

La Zoe, sempre pallida, diventò ora d’un color cinerino, e il suo occhio scuro lanciò uno sguardo ratto, fulmineo, sulla tenda di seta di damasco che cadeva a larghe e ricche pieghe innanzi all’uscio della camera da letto.

— Principe! — esclamò essa con tono tra di preghiera tra di minaccia.

E il duca senza badarle continuava:

— Hai voluto aggiungervi... a quell’arco micidiale... un’altra corda: ti sei fatta agente politico... esploratrice...

La donna si alzò in piedi, e, interrompendo audacemente il principe, disse: