— Bravo!... Cospetto, conte Luigi, tu ti ricordi ancora de’ tuoi studi elementari di storia.... Ebbene, in omaggio degli insegnamenti della storia elementare, apriamo subito il plico e assorbiamoci dieci minuti di noia nella prosa pseudo-francese di quel politicone tedesco.

Ruppe il suggello, spiegò la carta contenuta nel plico, e, sdraiato come si trovava, alzando il foglio all’altezza degli occhi colla mano sinistra, mentre colla destra seguitava ad agitare lo scudiscio, cominciò a leggere quella lettera, scritta, com’egli aveva previsto, nel solito francese delle cancellerie diplomatiche.

La donna venne lentamente a porsi ad un lato del camino, in guisa da poter vedere bene in faccia il principe: e là, appoggiando un gomito alla caminiera di marmo, il capo un po’ inclinato in avanti, lo sguardo fisso sul volto del duca, stette attentamente, quasi ansiosamente, a spiare le impressioni che avrebbe destate in lui la lettura di quello scritto.

Da principio Carlo III lesse indifferentemente; poi parve interessarsi: a un punto scattò in piedi, percosse violentemente collo scudiscio il seggiolone più vicino, mandò una bestemmia, e all’Anviti, il quale s’era alzato anch’egli e guardava inquieto il suo principe, disse con voce turbata:

— Sai quello che ci fa sapere la Polizia di Vienna? Che c’è una congiura qui contro di noi e che... mi si vuole assassinare.

XXI.

Il conte Luigi Anviti, tenente colonnello della gendarmeria parmense, mandò un grido d’orrore, fece l’atto di portare la mano all’elsa della sciabola che non aveva, essendo vestito in borghese, ed esclamò con tutto il calore di una profonda indignazione:

— Impossibile!... Si calunnia Parma... Un simile scellerato non può esistere qui... Ma se mai ci fosse... per Dio, siamo in molti, e io primo fra tutti... che faremmo scudo del nostro petto a quello dell’amatissimo principe.

— Eh! codeste sono frasi rettoriche: — disse con un po’ d’impazienza il duca. — L’importante è sapere se la congiura esiste realmente, e sventarla arrestando tutti i rei.

— E facendogliela pagare a ognuno di essi con tutto il rigore che si meritano: — esclamò ferocemente il colonnello dei gendarmi.