“Oh sor Prevosto! La non mi riconosce più?” esclamò Anna, i cui occhi andavano cercando con desiosa curiosità la fisonomia della giovinetta, la quale, visto gente, aveva chinato il viso più che mai e lo teneva basso con molta vergogna.
“Sì, sì, certo che la riconosco;” disse il vecchio curato con ilare bonarietà nell'aspetto e nella voce; e tornando alla sua radicata abitudine di dar del voi a tutti i suoi parrocchiani: “che? non siete mutata di molto voi, e se non foste un po' smagrita e pallidina, direi che siete ancora l'Anna d'una volta.... Ma intanto eccoci qui: vi ho condotta la povera Maria.”
La madre di Guido tese le braccia alla giovinetta.
“Maria!” diss'ella con molto affetto: “vieni, vieni qui ch'io t'abbracci.”
Ma la fanciulla invece d'abbandonarsi sul seno di colei che pur ve l'invitava con sì dolce suono di voce, con sì amorevole espressione, si trasse indietro e si nascose dietro il buon prete; e siccome questi aveva lasciato andare la mano per cui la teneva introducendola, ella si attaccò ad una falda del lungo di lui soprabito.
“Su via, animo che cosa fai?” — badava a dire il curato: “va' innanzi, Maria, che queste le sono sciocchezze; qui vedi i tuoi parenti, gente che ti vuol bene, e in quella buona signora troverai una madre.”
“Sì, sì, davvero; farò di tutto per esserti come una madre;” diceva col medesimo affetto Anna, tendendo sempre alla fanciulla le braccia amorosamente.
Ma era come dire al muro.
Allora il parroco, tanto per iscusarla, mentre di soppiatto colla destra tentava di tirare innanzi la ragazza e spingerla verso il letto, disse:
“Vedete, la è un tantino selvaticuccia.... sì, anche un po' troppo, se volete.... Ma che s'ha da fare? È vissuta fin'ora in compagnia delle sue capre sulla montagna e nella casa della sua nonna, e non con altri.... E poi la è così novellina e sempliciotta, come un agnello appena nato, ve lo assicuro io; è una di quelle creature del buon Dio, che hanno la fortuna dell'innocenza.”