La selvaggia fanciulla, sempre taciturna a suo modo, vi si acconciò colla buona voglia di chi fa un sacrifizio che gli sia imposto. Il giovane artista avvisò che non c'era tempo da perdere per cominciare l'istruzione fin'allora troppo trascurata di questa fanciulla che omai toccava l'adolescenza; e vi si applicò senza ritardo con tutto l'animo, chiamando in soccorso del suo buon zelo tutta la pazienza di cui poteva disporre. Ma per quanto fosse in lui quest'ultima, la mala voglia e la cocciutaggine della ragazza erano ben maggiori. Ella non si ribellava mai, ma si accostava allo studio come una vittima rassegnata al supplizio; si rinserrava in un silenzio timoroso e selvaggio, e a qualunque cosa le dicesse il giovane maestro, non dava risposta, ma lo guardava collo sguardo attonito dei suoi occhi larghi, che diceva chiaro ella non capir nulla. Guido provò di tutto per ismuoverla da quella passività inintelligente: rimostranze ed amorevolezze, incoraggiamenti e rampogne, anche preghiere, e, non potendone più, la collera. Tutto si spuntava contro il mutismo caparbio della giovinetta.

“Non è una creatura umana quella lì:” esclamava Guido allo stremo affatto di pazienza: “è un macigno. Affè che i marmi delle mie statue hanno più sentimento e più intelligenza!”

Trascorso il mese, si dispose tutto per tornare in città. Maria sapeva che stava per abbandonare quel paesello che doveva pur essere l'unico amor suo; ma non fu mai che in presenza d'Anna o di suo figlio manifestasse uno sfogo di dolore o solo un rimpianto. Rinchiusa invariabilmente nella sua atonia, guardava tutti i preparativi che si venivan facendo con quella sua aria balorda, di cui Guido aveva finito per indispettirsi maledettamente, e la si faceva più taciturna che mai.

La vigilia della partenza, verso l'imbrunire, Maria sparì di casa: e Anna inquieta, dopo due ore ch'ella mancava, mandò Guido e pregò i vicini andassero a cercarla di qua e di là. Dopo aver girato assai tempo, la trovarono finalmente a notte chiusa, che se ne usciva tutta tranquilla dal cimitero, colle traccie nei panni, alle ginocchia, sulle mani di chi si è prosteso sulla terra e vi è rimasto a lungo.

“Che cosa hai tu fatto?” le chiesero solleciti.

“Sono andata a dare un bacio alla nonna:” rispose ella con quella sua aria di astrazione stordita.

Nè Anna, nè pur Guido medesimo, meno tollerante, ebbero coraggio di farle una rampogna.

Alla partenza, quando le toccò salire in carrozza, Maria ebbe il viso sconvolto da una di quelle contrazioni che rivelarono il suo dolore alla morte della nonna; seduta a lato di Anna, la si tenne sempre col capo sporgente in fuori a guardare il paese, le colline, la montagna, i campi; e quando per la lontananza le si confusero alla vista tutti questi oggetti, allora si ritrasse vivamente, si accasciò, per così dire, nel fondo della carrozza, e mandò quella specie di grido soffocato o di gemito inarticolato che pareva essere in lei l'espressione suprema del sentimento.

E fu tutto.

V.