“Senti Maria:” disse il medico.
La ragazza si fermò di mala voglia.
“Vieni qui.”
Ed ella si accostò a rilento.
“Dimmi un poco:” riprese il dottore, fissandola bene in volto: “Andresti volentieri a fare un giro al tuo paese?”
Maria diede una scossa, come colpita da una botta in mezzo al petto; tremò da capo a piedi; una più vivace vampa di rossore le salì alla faccia, e gli occhi le si imbambolarono, mandò fuori quella sua voce confusa che pareva un grido soffocato, che pareva un gemito, indizio in lei della massima emozione, poi, senza dir pure una parola, fuggì ratta come il baleno.
Il medico si volse ad Anna, e così le disse:
“Sa che cosa? È la donna che stenta a sbocciare dall'inviluppo di bambina; la qual crisi viene ancora complicata da quel misterioso male, per cui le spezierie non hanno farmaci, e che si chiama nostalgia. Se questa ragazza vivesse per due o tre mesi nel suo villaggio, attingerebbe nell'aere natio tanta forza da vincere ben tosto la lotta ed entrare in una fiorente gioventù. La è una strana creatura costei, fisiologicamente parlando, e fors'anche psicologicamente, la quale nella sua passività probabilmente contiene qualche cosa di più originale e di superiore alla comune. Ma codesta personalità, o impedita da qualche condizione vuoi morbosa, vuoi d'abitudini, o tarda per natura e per ragione stessa della sua indole, stenta a svilupparsi, tanto fisicamente quanto moralmente e intellettualmente eziandio, e sta assopita, costretta, per così dire, nel suo germe, finchè una benigna concorrenza di casi favorevoli non venga a destarla e promuoverla. Se io fossi in lei, signora Anna, la vorrei condurre per un po' di tempo al suo paese.”
Anna ripetè appuntino ogni cosa al figliuolo.
“Come s'ha da fare?” disse Guido. “A chi affidarla colà? E come separartene, mamma, ora che le hai posto tanta affezione?”