La ragazza, cogli occhi sbarrati, guardava attonita, ora Anna, ora il giovane, come se non capisse punto.

Anna si chinò verso di lei, la prese per una mano e la trasse a sè, ripetendole soavemente:

“Si torna al nostro caro paesetto, hai capito?”

Maria si abbandonò a quell'attrazione, e forse per la prima volta cadde sul seno della cugina, mandando un gran sospiro e lasciando cascar di mano l'ago, la tela e l'anello da cucire.

“Ne sei contenta?” domandò Anna abbracciandola.

E la povera fanciulla rispose due o tre a bassa voce; poi nascondendo il volto nel seno della donna, ruppe in singhiozzi che certo non erano espressione di dolore.

VI.

Guido, da principio, fu fedele alla data promessa: ogni settimana faceva una corsa a quel villaggio e vi rimaneva un giorno con sua madre; poi rassicurato compiutamente sulla salute di lei, la quale erasi del tutto ristabilita, cominciò a diradare i suoi viaggi, cui la lontananza rendevagli troppo disagiati e troppo pregiudicevoli alle sue artistiche occupazioni. Tanto più che svanendo i suoi timori intorno alla madre, il suo amore per l'arte aveva presa nuova e maggiore esaltazione e potenza. La madre se ne accorse e avutolo a sè, gli strappò la rivelazione ch'egli non sarebbe stato felice finchè non avesse potuto ammirare i capolavori artistici di Firenze e di Roma, e immergersi tutto, per così dire, in quell'ambiente di bellezza e di gusto che li circonda, nelle due gloriose metropoli dell'arte italiana. Non c'è amore meno egoista di quello materno; e Anna volle che suo figlio partisse. Si stabilì che Anna e Maria sarebbero rimaste al villaggio, e Guido sarebbesi recato, per dimorarvi alcuni anni, a Firenze ed a Roma; e così fu fatto.

Il giovane scultore, rapito dalle bellezze artistiche di quelle ammirabili città, allettato dai suoi successi, da qualche avventura amorosa, dalle vicende d'una vita libera e piena di sollazzi insieme e d'emozioni, stette fuori assai più tempo di quanto avesse voluto dapprima, e sei anni passarono prima che tornasse a rivedere il suo Piemonte e riabbracciare la madre sua.

A Maria, Guido aveva rivolto così poco il pensiero, che quasi può dirsi niente affatto. Sua madre però glie ne aveva scritto di quando in quando, e sempre le più belle e lusinghiere cose: che nel mentre la veniva rimettendosi in salute e vantaggiando di fisico, progrediva pure di cuore e d'intelletto; che essa, Anna, applicatasi ad insegnare a quella poveretta tutto quanto era in suo potere e sapere, cominciava a ricever lusinghiero compenso della sua pazienza e de' suoi sforzi; che quell'astrattaggine e quasi assenza temporanea d'intelletto, di cui Guido l'aveva vista afflitta, diminuiva sensibilmente, lasciando luogo soltanto a una freddezza e ad un riserbo che ora parevano orgoglio, ora indifferenza; ma che questa stranezza di modi proveniva nella fanciulla dall'indole speciale del carattere, non già da mancanza di cuore, perchè verso di lei Anna, la beneficata, tuttochè non uscendo da quel suo riserbato contegno, sapeva pur dimostrare un vero affetto e una vera gratitudine, e non ometteva cura e riguardo che si potessero immaginare.