Quest'ultima cosa era quella che interessava solamente a Guido di sapere; e quando la madre gli scriveva a tal proposito i più caldi elogi di Maria, egli ricordavasi di mettere nella risposta un motto amichevole di saluto per la cuginetta.

Quando Guido annunziò il suo ritorno, le due donne vennero a Torino ad aspettare l'arrivo del reduce. La buona Anna nel riabbracciare dopo tanto tempo suo figlio provò la maggiore dolcezza che sentir possa cuore amoroso di madre.

Guido non era più un giovanetto. I sei anni trascorsi e gli studi e le lotte della vita ne avevano fatto un uomo. Aveva trentun anno, la fronte un po' più ampia pel cader de' capelli, e nelle nerissime chiome già alcun filo d'argento. Ma il suo sguardo aveva lo stesso fuoco e la stessa animazione di prima; e la sua bellezza, fatta più virile, lo rendeva ancora meglio osservabile a chi ne mirasse la nobile ed espressiva fisonomia.

Poichè furono iterati parecchie volte gli appassionati abbracciamenti colla madre, e dato un primo sfogo a quell'ardore affettuoso di domande reciproche, Guido si guardò intorno, si meravigliò di non vedere presso sua madre la cugina Maria e ne domandò novelle.

“Non siamo giunte dal villaggio che ieri,” Anna rispose. “C'è tutto da mettere in ordine nella casa; e Maria, che s'è fatta la miglior massaia del mondo, è tutta occupata in queste faccende.”

“Bene bene,” rispose Guido. “E pare che i suoi uffizi da massaia le stieno più a cuore che il veder me, tanto poca premura ci mette a venir a salutarmi. Andrò io a cercare di lei.”

“Eccola qui,” disse la madre, mentre l'uscio si apriva pian piano, e una forma di donna che pareva sorvolare sul pavimento, non camminare, sì leggiera e graziosa aveva l'andatura, s'avanzava tranquillamente verso Guido.

Questi mandò un'esclamazione di meraviglia.

“Che?” esclamò egli. “Sarebbe questa la Maria?”

“Essa stessa:” rispose la madre sorridendo lietamente.