Guido fece ratto due passi verso la fanciulla che lo guardava calma, senza pure un'ombra di emozione, e ripetè la sua esclamazione ammirativa.

Aveva dinanzi un tipo perfetto di bellezza, una meraviglia di figura di donna.

VII.

Il medico aveva avuto ragione, e il tornare all'aria nativa e, se non a tutte, a una gran parte delle prime abitudini della sua vita, aveva giovato assai alla salute di Maria e allo sviluppo della sua giovinezza. Quelle forme angolose e rigide s'erano venute a poco a poco rimpinguando e ingentilendo; le ricche e splendide chiome d'oro con più attenzione e con più intelligenza raccolte e curate, facevano una smagliante corona alla fronte di lei purissimamente modellata, piana, candida, veramente virginea; col formarsi della persona avevano cominciato a perdere la loro disavvenenza, poi avevano preso una certa acconcezza, da ultimo una grazia squisita le mosse, gli atti della fanciulla oramai giovine donna; dall'informe e rozza crisalide era venuta sprigionandosi e ora svolazzava trionfalmente la brillante farfalla dall'ali d'oro.

Al mutamento fisico tenne dietro altresì un mutamento morale. Studiò con attenzione e imparò; cessò dalla selvaggia soggezione e quasi diffidenza che aveva di tutto e di tutti. Fu detto come Anna, da sua madre, figlia d'un maestro di scuola, avesse ricevuta una istruzione più ricca e compiuta di quel che si sarebbe pensato potesse avere una povera ragazza d'un piccolo villaggio. Ora tutto il suo sapere fu per lei dolce e generoso soddisfacimento comunicare a quell'anima novellina; e fu un orgoglio il vedere come là dove avevano fallito e i maestri chiamati all'uopo e suo figlio medesimo, ella ci riuscisse colla sua amorevolezza e colla sua pazienza. Ciò accrebbe di vantaggio nella affettuosa madre di Guido quell'amore per Maria, cui già le avevano ispirato e le misere condizioni di questa e le prove tacite, modeste, ma non meno reali nella fanciulla, della sua gratitudine. Tale affetto prese alcun che di materno; se non la vita del corpo, era essa, Anna, che dava e schiudeva a quella creatura la vita dello spirito. Ci si adoperò, la brava donna, con quel calore di tenerezza, che ognuno mette per sempre nelle cose sue.

A poco a poco la condotta delle faccende domestiche era passata intieramente nelle mani di Maria; Anna non aveva più da prendersi briga di sorta, ma da desiderare soltanto; tutto sollecitamente era fatto dalla fanciulla, e con una tranquilla facilità e con un'opportunità che non lasciavano scorgere l'opera e solo facevano apparire gli effetti.

La giovane aveva preso assai gusto alla lettura; e molte ore del giorno soleva passarle leggendo. Anna aveva fatto trasportare al villaggio tutti i libri di Guido: storia, viaggi, poesia, romanzi, critica; e Maria, un dopo l'altro, lesse tutti quei volumi, e poi rilesse da capo. Che impressioni venissero in lei facendo tali letture nessuno potè saperlo, perchè ella non ne parlava mai, e per leggere si ritirava sempre nella solitudine della sua stanza, come vergognosa di lasciarsi vedere in tali momenti.

Maria con tutto questo era sempre taciturna come prima. Parlava non più del necessario, senza calore, senza commovimento mai, senza effusione: la collera, il trasporto dell'allegria e l'abbandono delle confidenze erano estranei a lei come il pianto e il riso.

La viveva così, chiusa in una superba indifferenza onde appariva diversa, e quasi direi, superiore alla comune dell'umanità. Quel suo contegno non più impacciato, ma serio e riflessivo, riusciva ben tosto ad imporne a chiunque l'accostasse; e siccome quando diceva il suo parere parlava sempre assennatamente, aveva acquistata su coloro che l'attorniavano un'autorità tacitamente riconosciuta, per cui, quando Maria aveva detto una cosa questa era risoluta.

Era dunque una persona affatto diversa da quella che Guido aveva lasciata partendo, la Maria che ora gli stava dinanzi e gli aveva fatto mandare esclamazioni di meraviglia.