“Maria! Maria!” ripetè lo scultore mirandola quasi estatico. “Sei tu? oh chi t'avrebbe riconosciuta?”

La fanciulla ebbe un lieve sorriso che le sfiorò le labbra, fissò i suoi occhi freddamente limpidi in volto al cugino, e con una voce armoniosa, ma non commossa dal menomo tremito d'affetto, nuova ancor essa per Guido, rispose placidamente:

“Sì, son io. Mi sono mutata dimolto eh?... Te pure, Guido, hanno cambiato alquanto gli anni.”

Guido pensò tosto alle poche rughe della sua fronte, ai pochi suoi capelli canuti, e senza capirne bene il perchè, arrossì e sentì entrargli nell'animo un sentimento di scontentezza.

Primo di lui proposito, nel movere incontro alla cugina, era stato quello di abbracciarla come una sorella; ma la vista di quella bellezza, subito lo aveva sbalordito, poi la fredda gravità di quell'accoglimento lo aveva sconcertato. Il sorriso indifferente di Maria, le poche di lei parole erano state per Guido come acqua fredda gettatagli in volto: invece di abbracciarla, egli le tese una mano. Maria pose in quella di lui la sua destra, una mano piccola, esile, lunghetta, morbida e cedevole alla pressione, ma fredda come lo sguardo, indifferente come l'accento; e senza rispondere alla stretta, ne la tolse poi tosto.

“Ogni cosa è preparata nella tua stanza:” disse ella, “e tu hai certo bisogno di andarti a riposare.”

La sera, prima di addormentarsi, Guido ebbe con insistenza innanzi a sè, nella sua fantasia d'artista, l'immagine della cugina.

«Che bella figura! Che strano tipo e stupendo! Chi si sarebbe sognato mai che da quel mostricciuolo saltasse fuori una tale perfezione di forme? La è una figura che ogni artista sarebbe ben lieto di riprodurre. Servirebbe a meraviglia per una testa di Venere la sua.... no, meglio di Giunone.»

Addormentatosi, dopo non breve dar di volta qua e là, sognò di trovarsi in un ampio e grandioso studio, attorniato dai migliori capolavori dell'arte greca e italiana; e là in mezzo nell'ardore d'una ispirazione feconda, quale non aveva avuta mai, senza punto aver modellato la creta, far egli di botto risaltare a colpi di scarpello da un gran masso di marmo una statua d'insuperabile bellezza: e tale statua, che sotto i colpi della sua mano febbrilmente concitata, pigliava forma e mossa ed espressione, aveva i lineamenti, il portamento e il contegno di Maria.

Il giorno dopo si agitò fra madre e figlio una grande quistione: dove stabilire la comune dimora? Alla città o al villaggio?