Guido si appoggiò sul marmo del caminetto, e per caso alzò gli occhi allo specchio ond'era sormontato; egli si vide così pallido che non osò più voltarsi, per timore che la madre s'accorgesse del suo turbamento.
Dopo un poco, chiese con voce che si sforzò a tutto suo potere di render ferma:
“E tu, che cosa gli hai risposto?”
“Che avrei consultato Maria, e che noi non avremmo fatto che quanto ella volesse.”
“Hai risposto eccellentemente:” sussurrò Guido, a cui pareva mancare la voce; e poi, sedendo presso il camino, si curvò sopra i tizzoni ardenti che si mise a tormentare con le molle.
Anna continuava:
“A dir vero, le convenienze ci sono tutte. Lo sposo è ricco, giovine, amatissimo da suo padre, e questi me lo affermò innamorato alla follia della nostra Maria....”
Le molle caddero dalle mani di Guido.
“Innamorato! Innamorato!” diss'egli con voce stizzita, smozzicando le parole fra i denti. “Bel merito! bel merito!... E chi sa che razza d'amore!... Una fiammata che la possessione estingue, non una di quelle passioni....”
S'accorse che s'avviava per una strada inopportuna e s'interruppe. Riprese le molle e ricominciò a battere con rabbia sopra i tizzoni.