Negli occhi suoi s'era acceso uno di quei lampi di sensitiva intelligenza che accennai darle talvolta, quand'essa era bambina, un'espressione ammirabile, lampi che s'erano fatti sempre più radi; le ciglia le tremolavano, come sotto la pressione di lagrime ch'ella si sforzasse di ricacciare indietro.

Quanto era bella in quel momento! Guido fu a un punto di gettarsele in ginocchio dinanzi ed esclamare:

«Maria, t'amo a mille doppi, io; e saprò amarti più di tutto e di tutti, e per tutta la vita!»

Fu la madre di lui che disse con accento di tenera rampogna e di amoroso rimpianto:

“Oh che dunque noi non abbiamo saputo amarti, Maria?”

La fanciulla aveva già vinto quel po' d'emozione per tornare alla sua calma abituale.

“Ah! non dico questo” esclamò, “anzi!... Statemi a sentir con pazienza, e vedrete.”

Prese la mano di Anna, la baciò, e poi seguitò tranquillamente il suo discorso.

“Dunque alla morte della nonna, io non credeva di poter rivoler bene a qualcuno, e venni a star con voi (come forse ve ne sarete accorti) con la malavoglia di chi soggiace ad una necessità. Non ci voleva che la vostra bontà infinita, Anna, per vincere quella mia permalosa rustichezza. Voi avete addomesticata questa creatura selvaggia, a forza di benevolenza e di generosi riguardi. A mano a mano io mi sono assuefatta a voi; senza volerlo, sorse in me per voi una parte di quell'affetto che nutrivo per quella mia buona vecchierella che dorme laggiù nel cimitero del nostro villaggio: e ora, Anna, vi voglio bene.”

Non aveva mai detto cotanto. Benchè la sua voce non fosse punto commossa, pure c'era un non so che, leggiero, leggiero, ma apprensibile, un'aura direi, un profumo di sentimento che Anna ne fu tocca. Prese la testa della ragazza, che le sedeva sempre ai piedi, la strinse a sè, e chinatasele sopra, la baciò, come avrebbe potuto fare una madre. Maria si prestò a quelle carezze con passivo abbandono, senza restituirle, sorridendo a suo modo, e lasciò il suo capo con muta compiacenza riposare in grembo della cugina.