Questa ragione non era tale da appagare il padre del giovane innamorato, epperò insistette con più forza, soggiungendo che si trattava della vita d'un uomo, che suo figlio era a tale che, privo di lei, non voleva viver più; conservasse per carità, per amor di Dio, l'unico figliuolo ad un padre oramai vecchio; non avrebbe dovuto pentirsene a nissun modo, avrebbe avuto dall'amore del giovane, dalla riconoscenza di lui che la supplicava il più ampio compenso.

Il povero padre s'era commosso sino alle lagrime, e ad aggiunger forza alle sue preghiere accennava volersi mettere in ginocchio innanzi alla ragazza; essa ne lo trattenne.

“Io sento per suo figlio la maggior compassione; ma non devo tuttavia ingannarlo.... Suo figlio, non l'amo; e non mi pare nè prudente nè onesto dare a chi non s'ama la nostra vita e prendere la sua.”

“Lo amerà dipoi....”

“E se no? Non conviene giuocare l'esistenza di due individui sull'incerta posta d'un avvenire poco probabile. Pare a lei che suo figlio medesimo avrebbe ad esser felice quando non si sentisse amato come certo desidera, com'è suo diritto, come n'è ben degno?”

“Ciò vuol dire ch'ella ama qualchedun altro!”

Maria volse al suo interlocutore la fronte sicura e lo sguardo limpidissimo, senza traccia del menomo turbamento.

“No,” diss'ella, “nè so pure se amerò mai uomo al mondo. Ma questo è certo che non darò la mia mano se non a chi abbia già saputo acquistarsi tutto il mio cuore.”

Fece un inchino per significare che il colloquio aveva da esser finito e nulla più era da dirsi fra loro due. Il signor X... se ne partì disperato: e mentre usciva per una porta, si precipitava da un'altra nel salotto Guido, il quale, colla febbre addosso, aveva udito, origliando, i tenuti discorsi.

“Maria!” esclamò egli correndo presso la fanciulla e pigliandole una mano che baciò con passione. “Maria, tu sei un angelo.”