Essa tolse via lentamente la mano da quella di Guido, guardando con istupore lo acceso volto di lui.
“Perchè mi dici tu codesto?” domandò con accento di gelato riserbo.
Guido rimase impacciato, non sapendo più nè che rispondere, nè che si fare. Maria tenne alquanto fissi su di lui gli occhi suoi con una certa curiosità scrutatrice senza aggiunger altro; poi s'avviò lentamente: ma quando fu all'uscio, e già aveva la mano sulla gruccia della serratura, si volse indietro e disse:
“Tu hai ascoltato il mio colloquio con quel signore?”
“Sì,” rispose Guido, abbassando il capo vergognoso.
“Hai fatto molto male:” pronunziò Maria col tono d'un precettore che rampogna un allievo, e sparì, tra i battenti dell'uscio; ma se Guido avesse levato gli occhi a quel punto, avrebbe visto sulle labbra di lei un certo sorrisetto, che non indicava disdegno e che era forse meno indifferente del solito.
Pochi giorni dopo, il signor X... partiva con suo figlio per un lungo viaggio, nell'intento di svagare l'addolorato giovane.
Guido lo annunziò a Maria, la quale, come al solito, lavorava alla finestra del salotto.
“Ah!” fece la fanciulla con tutta tranquillità: “poveretto!”
“Tu lo compatisci?” esclamò con gelosia l'artista che teneva fisso lo sguardo sui lineamenti della fanciulla.