A Guido parve in quel momento che quella femminuccia parlasse meglio d'ogni persona al mondo; volle ringraziarla, pensò darle una mancia, e recò la mano al taschino; ma non ne fece nulla, trattenne anche la parola, e lasciatala partire, tornò con nuova alacrità al lavoro.
È facile indovinare come fosse troppo difficil cosa per quella donna il tacere; onde non erano trascorse ventiquattr'ore che, dopo mille preghiere di non tradirla, mille proteste di non voler dire, essa aveva contato a Maria ciò che aveva visto, e ciò che erale intravvenuto nello studio di Guido.
La fanciulla, incredula del fatto per un poco, aveva cominciato per sorriderne come d'una piacevolezza qualunque.
“Eh via! Davvero?” aveva domandato con meraviglia. “Oh che idea gli è mai venuta? È una strana bizzarria.”
Quindi una specie di preoccupazione l'aveva fatta diventar seria; e sul suo volto, allo stupore e all'ilarità era succeduta l'espressione d'una scontentezza, quasi di suscettività offesa.
Senza voler più dire una parola alla serva, ella s'era ritirata nella sua camera, e là le si aggiravano per la mente poco men che molesti questi pensieri:
“Perchè ha egli voluto riprodurre le mie sembianze?... Ne aveva egli diritto?... E non dirmene nulla!... E ora, ogni momento, egli ha colà sotto gli occhi la mia immagine.... Oh me ne spiace.... E perchè me ne spiace? Che cosa me ne deve importare? A me, alla mia persona, che cosa fa codesto? Ebbene sì, mi fa.... Gli è come se avesse una parte di me....”
Un nuovo pensiero sopraggiuntole la fece arrossire.
“Conviene adunque ch'egli mi abbia ben bene esaminata, bene studiata per poter così ottimamente ritrarre le mie sembianze a memoria!”
Si sentì prendere da una confusione che non aveva mai provata.