Si trovò dinanzi nuovamente la tela che ricopriva il lavoro di Guido. Sentì più di prima dispiacere che là fossero ritratte le sue sembianze. Andò presso la statua, salì sopra lo sgabello di cui si serviva lo scultore medesimo per lavorarci, e si diede a levar via il panno che ricopriva la creta. Quando la testa le apparve, Maria gettò un grido di meraviglia e di ammirazione. Questa testa era davvero la sua, quei tratti erano i suoi, ma animati dalla dolcezza amorevole d'un sorriso quale Maria non s'era mai visto nell'immagine che glie ne rifletteva lo specchio, quale non si credeva nemmen capace di poter abbozzare colle sue labbra.
Lasciando ancora velato il resto del corpo, ella stette lì a contemplare quella testa con tanta grazia modellata, piena di tanta vita, meravigliosa di tanta bellezza. Le pareva che a lei si rivelasse come una sorella, la quale col suo sorriso le manifestasse un intenso amore e le penetrasse nell'anima.
Giunse le mani ed esclamò con tutta ingenuità:
“Oh cara!... E sono io?”
Tacque vergognosa e si guardò intorno, quasi temendo che alcuno l'avesse potuta udire; poi un dubbio gliene venne.
“No, no, è impossibile ch'io sia tanto bella!”
Saltò giù lesta e corse dietro il paravento a mirarsi nello specchio. Il rossore ne animava le guancie; non era mai sembrata così leggiadra a sè medesima. Si provò a far quel sorriso amoroso che aggiungeva tanta malía al volto del suo ritratto; e dopo due o tre tentativi le parve non se ne discostasse di troppo. Tornò alla contemplazione della statua.
“Ma questo è uno stupendo lavoro” diceva a sè medesima. “Io non avrei mai creduto che mano d'uomo fosse capace di tanto.... Ed è Guido?... Egli è dunque un genio?... Ed è a me che s'è rivolto il suo pensiero?... Oh come doveva avermi presente ai suoi occhi!... Ma per ricordare così particolarmente i tratti di qualcheduno, bisogna proprio averli ben impressi nella mente.... e forse anco nel cuore.... vediamo un po'.... se io avessi da ricordarmi i suoi.... di Guido?”
Si concentrò un momento.
“Eh via! Appena è se mi sono presenti i tratti principali della sua fisonomia.... È una bella figura, franca, aperta, intelligente, con qualche cosa di dolce insieme, lo so; ma poi?... Ah rassomiglia molto a sua madre; e le care sembianze d'Anna le ho sì contemplate frequenti volte con tanta soavità d'emozione!... Come le trovavo leggiadre!... E davvero le son tali!... Eppure se le avessi da riprodurre, da descriver soltanto, io nol saprei.... Bene avrei saputo ciò fare di quelle della povera nonna: sì che le avevo presenti al mio pensiero sempre quelle là!... Ma ancor esse ora si sono un po' sbiadite nella mia memoria; e l'amavo pur tanto la mia nonna; e l'amo!...”