“Su via:” io insistetti: “non istiamo più qui a infradiciarci. Mio padre vi accoglierà con piacere.”

“Ebbene sia:” diss'egli dopo un altro po' d'esitazione; ma quando fummo avviati, a un tratto tornò a fermarsi, come per un dubbio sopravvenutogli. “Suo padre,” mi chiese, “vive tutto l'anno in questa terra?”

“Quasi. Non è che l'inverno che abitiamo in città.”

“Quale?”

“Torino.”

»Mandò un lieve sospiro, il volto parve rasserenarglisi, e con accento più risoluto disse:

“Andiamo.”

«Non ho bisogno di dirvi come mio padre gli accordasse quella benevola ospitalità che egli stimava un assoluto dovere del suo grado, della sua fortuna, del suo nome. Lo sconosciuto disse chiamarsi Ambrogio Larva: non parlò quasi mai, e costrettovi soltanto, appena se gustò cibo, e di buon'ora si ritirò nella camera assegnatagli.»

V.

«Il domani, fosse la pioggia presa il giorno innanzi, fossero i disagi già prima sofferti, poichè pareva che col suo fardelletto sotto il braccio egli fosse venuto viaggiando per la catena delle montagne da molto lontano e già da parecchi giorni; il domani quel pover'uomo fu assalito da una fortissima febbre, che in pochi giorni lo menò presso alla tomba, e poi, superata per miracolo, lo tenne a letto più d'un mese.