»Se il buon padre mio lo facesse curare con ogni carità, non è da dirsi. Quando l'infermo fu tornato in sè, dopo un penoso delirio di più giorni, ed ebbe compreso dove si trovava, e come vi fosse trattato, mostrò, non con parole, che queste aveva sempre rade e poche, ma negli atti, negli sguardi, nell'espressione della fisonomia, una riconoscenza tanto più profonda, quanto meno espansiva.
»Però, durante il delirio del pover'uomo era avvenuto cosa che assai aveva scemato quell'interesse che dapprima tutti avevano sentito per lui; e se non si era venuti meno a nessuna delle cure ond'egli abbisognava (chè mio padre, codesto non avrebbe tollerato a niun modo) non era tuttavia, se non vincendo un sentimento, il quale pareva quasi ripulsione, che i nostri servi continuavano a stargli attorno e a vegliare su di lui.
»La ragione era che, durante i vaneggiamenti suoi, aveva pronunziato certe parole che erano tali da indurre gravissimi sospetti sul conto suo. Egli affannosamente, con rotti accenti (e mio padre lo aveva udito, ed io stesso una volta) parlava di sangue, di odii, di morte. Pareva che un tremendo rimorso ne agitasse la coscienza, conseguenze d'un gran delitto commesso. Vedeva dei fantasmi sanguinosi; ora pregava pace, perdono ed oblio; ora imprecava furibondo. Due nomi, uno di donna e uno d'uomo, gli venivano frequenti alle labbra, e cenni alle sue vicende passate, ma così in confuso che impossibile trarne un costrutto qualunque o comprenderne cosa alcuna. Solamente appariva che molti e dolorosissimi tormenti e sciagure aveva egli sostenuto, che una crisi gravissima era venuta a mettere il colmo alle sue cattive avventure e ch'egli erasi partito dal suo paese e dai suoi per cercare in remote contrade una esistenza novella; per fuggire dalla giustizia umana, dicevano i nostri servi.
»Eppure, non ostante tutto ciò, la figura originale di costui non dispiaceva e non ispirava diffidenza a mio padre. Questi aveva risoluto d'interrogarlo un po' più particolarmente sull'esser suo; ma ogni volta che a ciò s'accingesse, scorgendo la dolorosa ripugnanza d'Ambrogio a parlare del suo passato, se ne rimaneva come timoroso di fargli troppo male colla sua curiosità.
»Un giorno finalmente che quasi era guarito del tutto, Ambrogio medesimo si aprì, più che non avesse fatto mai, con mio padre, nel quale mostrava aver posto molto rispetto e affezione pari alla stima. Io mi trovava appunto presente e udii le sue parole: disse che per la terra in cui era nato — una terra d'Italia lontana da questa, ma non disse quale, — per il mondo in cui era vissuto, egli era e doveva e voleva esser morto affatto; che non avendo più famiglia, non più affetti, stanco e disgustato della vita che traeva, erasi partito solo, di nascosto, sicuro di non lasciare dietro a sè chi lo rimpiangesse, non sentendo pure un rincrescimento per quanto abbandonava, risoluto ad andare tanto lontano che nulla della precedente esistenza mai più gliene venisse all'orecchio nè sotto gli occhi; voleva recarsi in qualche solitudine, dove la semplicità dei costumi, la povertà degli abitatori, la lontananza da ogni centro popoloso non gli presentassero mai e non valessero a ricordargli nulla, nulla di quella uggiosa vita cittadinesca che gli era venuta in odio insuperabile; che questo paese gli pareva proprio a tal uopo: che aveva seco qualche po' di denaro e con esso avrebbe volentieri comprato un'umile casettina e un piccol orto per viverci quieto quegli anni che gli avrebbe ancora imposti la Provvidenza; e che per non essere affatto inutile sulla terra ed al paese che l'avrebbe ospitato, si sarebbe messo a fare il maestro ai bambini, gratuitamente per i poveri, essendo che, nella sua ignoranza, tanto e tanto ad insegnare a leggere e scrivere e un po' d'abbaco, ei si sentiva capace.
»Mio padre stette un poco prima di rispondere, come se riflettesse ponderatamente su ciò che aveva da fare; poi disse con gravità e con quella bonaria schiettezza che gli era abituale:
“Sentite, signor Larva. Io adesso sono obbligato a rispondervi, non come il vostro ospite, ma come il sindaco di questo villaggio. Capirete che in questa qualità m'incombe una certa responsabilità. Il padrone di casa può accogliere con piacere anche uno sconosciuto, la cui figura gli vada a genio; il sindaco non può affidargli a occhi chiusi la educazione dei bambini, che è cosa delicatissima.”
«Ambrogio arrossì sino alle orecchie.»
“Non mi crede ella un onest'uomo?” domandò fieramente.
“Non basta che io vi creda tale, bisogna che ne abbia le prove.”