»Egli non accetta denaro da nessuno; ma i più facoltosi fra i genitori lo vengono regalando di legna da ardere all'inverno, di qualche mezzo sacco di grano alla raccolta, di pane bello e fresco, quando lo fanno cuocere, di qualche pollo talvolta, e anche di qualche pezzo di maiale, quando lo macellano all'autunno, le quali cose lo aiutano a campare. Dai poveri egli non vuole assolutamente nulla, e se mai gli viene offerto alcun che, rifiuta con isdegno, quasi gli fosse fatta con ciò una grave offesa.
»Quale io lo conobbi i primi giorni, tale egli continuò sempre ad essere: buono, taciturno, onesto, amante della solitudine. Quasi sempre svagato colla mente, talvolta pare lo assalgano delle allucinazioni e che il senno gli scappi; talvolta lo direste poco meno che imbecillito; ma non gli avvenne di recare a nessuno mai, nè con fatti nè con parole, non che il menomo dispiacere, ma neppure il menomo disturbo. I villani, per le sue assenze di mente, cominciarono dal burlarlo, poi lo compatirono; ora quasi lo riveriscono e lo venerano, credendolo meglio visitato dal Signore.
»Egli è benevolo con tutti; ma d'amore e di espansione di cuore pare che non ne abbia, fuorchè con quel suo brutto cane che gli avete visto. E sì che in mio padre, il quale, da quel segreto colloquio in poi mostrò sempre per lui una certa maggiore osservanza; in mio padre, dico, Ambrogio finì per porre davvero un profondo affetto.
»Un giorno mio padre gli domandò:
“Ambrogio, ora siete voi contento della vostra vita?”
»Ed egli rispose con espressione di viva sensibilità:
“Sì. Non cercavo che oblío; ho trovato carità. Fuggivo gli uomini per non odiarli, ne ho trovati qui degni d'amore.”
»E, come se avesse detto di troppo, allora se ne partì ratto, senza voler udire nè aggiungere altro.
»Quando mi avvenne la disgrazia di perdere il buon padre mio, fu l'unica volta ch'io l'abbia veduto a piangere. Durante la malattia di lui, Ambrogio era stato quasi sempre con noi al castello, non cercando nemmeno di aiutarci nelle cure che si prestavano all'infermo, buono a nulla e smemorato qual egli è, ma come se qui trattenuto da un invisibile vincolo che non lo lasciasse allontanarsi. Agli ultimi momenti, che il mio povero padre volle vedere tutti i servi e i gastaldi insieme alle loro famiglie, entrò ancor egli alla coda di tutti, nella stanza del moribondo, e s'inginocchiò quasi peritoso in un angolo a pregare.
»Allorchè quell'immensa sventura fu compiuta e l'eccesso del dolore pareva volermi tôrre di senno, io me lo vidi improvvisamente al fianco, bagnato il volto di lagrime egli pure, trasfigurato, così che mi parve, anche in quella dolorosa confusione di mente in cui ero, un'altra e più nobile persona. E mi disse parole gravi di simpatico dolore e di affettuosa consolazione che più non ricordo, che in quel fatalissimo momento non poterono restarmi impresse, ma che pure mi colpirono, come altissime e degne della più bell'anima e della più nobile intelligenza. Poi si partì e stette parecchi giorni senza venirmi a vedere.