“Voi avete gran parte di ragione, ma la guastate esagerando. Volete disconoscere il buon effetto che producono sull'animo umano, nobilitandolo, i capolavori dei genii? Quanti furono spinti a sublimi aspirazioni, concepirono sublimi pensieri, si sforzarono ad esser grandi, ed ottennero almeno di essere più nobili di mente e di cuore alla lettura delle grandi opere dei grandi poeti? Il cómpito del maestro è certo eccellentissimo nella sua tranquilla umiltà, ma ciò non toglie che l'opera dei genii, nella dolorosa e, come dite voi, pericolosa sua gloria, non sia pure ottima a sua vólta. Ora l'intelligenza dell'umanità, l'intelligenza d'una nazione deve avere ed ha per l'una e per l'altra di codeste opere stromenti diversi, specialmente adattati; ed è un invertire le parti e fallire al dovere, chi destinato per una si dà invece all'altra. Voi che siete nato poeta, lasciate a più umili intelletti l'utilissimo ma meno elevato ufficio del maestro di bimbi; voi che lo potete, date alla vostra patria il canto dei forti onde abbisogna: siate il poeta civile dell'Italia moderna.”
Egli si alzò e passeggiò alquanto su e giù per la stanza, le braccia incrociate al petto, il capo chino. Osservai come il suo passo, abitualmente incerto e barcollante, fosse allora fermo e sicuro.
Dopo un istante, mi si piantò dinnanzi, e guardandomi con un certo piglio d'autorità e d'orgoglio, press'a poco come mi aveva guardato quel mattino sotto il viale dei pini, mi rispose:
“Essere il poeta civile dell'Italia moderna? Ma che? Pare a voi che basti il volerlo, anche chi abbia ingegno da tanto? Credete voi che il poeta tragga solamente da sè medesimo, dalla sua anima soltanto, la sostanza de' suoi versi? Egli la attinge dall'atmosfera che lo circonda; egli, fuoco che accentra e riproduce i sensi e le voglie della società in mezzo a cui vive. È questa la sua prima condizione di vita, come poeta. Quando alcuno avesse l'impossibile valore di stare e di fare contro alla corrente comune, perirebbe negletto e quindi più inutile ancora. Esaminate qual sia — nelle sue credenze, nei suoi intendimenti, nei suoi fatti — l'epoca nostra, e dite se può il poeta stillare da tali elementi il poema della virtù, della verità e della fede. Byron e Leopardi sono i due veri poeti del nostro secolo — forse i soli! — e hanno cantato lo scetticismo. Le deficienze, gli errori, i decadimenti dei nostri contemporanei, credete voi sieno tutta colpa di loro rea volontà? È per la maggior parte colpa delle circostanze, dell'ambiente in cui si vive.”
“Conviene adunque rimediarvi” interruppi, “conviene che a ciò si rivolga l'opera...”
Ed egli vivamente:
“Dei maestri, che educhino le generazioni che sorgono.”
Accennai parlare, ma non mi diede tempo.
“Sentite! Sono ormai tant'anni che io ho presa questa risoluzione, e non me ne pento. Potete pensare se tutti gli argomenti che avreste da dirmi non sono passati e ripassati per la mia mente, e se valgano ancora ad ottenere alcun effetto in me. La nostra discussione quindi si converte in una semplice conversazione accademica.”
S'interruppe un istante a prestare orecchio ad un gaio vociare che s'udiva fuori nella strada, avvicinantesi man mano: erano armoniche vocine di bambini chiassosi e ridenti che s'accostavano a quella vólta. La terrea faccia del maestro si illuminò d'una gioia quasi paterna.