“Io voleva finirla una volta per sempre con quella vita di vanità, di odii e di colpe; volevo morire a quel mondo futile e corrotto, ipocrita e scettico, stolido e prepotente, al quale dovevo ogni mio danno e il decadimento dell'anima mia. Se, a romperla definitivamente, fra esso e me avessi gettato in mezzo quel cadavere? Se a quello sconosciuto che voleva rimanere affatto ignorato, avessi dato il mio nome? Se tutto il mio passato facessi davvero seppellire nella fossa, colla salma di quell'infelice?

“Le fattezze del volto, guaste dall'esplosione, la statura presso a poco uguale, permettevano lo scambio. Strappai un foglio dal mio taccuino e vi scrissi su un ultimo addio alla vita, perdonando a tutti quelli che mi avevano fatto del male, chiedendo perdono a tutti cui avessi offeso. Sottoscrissi col mio nome, posai il foglio nel cappello del morto, e vi posi la pietra sopra. Il suicida non aveva in tasca nè carte, nè altro: vi misi alcuni oggetti di mia spettanza e qualche lettera a me diretta. Poscia inginocchiatomi, pregai con fervore per quel morto e per me. Dopo ciò ritornai alla casa dei contadini, dove m'ero rifocillato poco prima.

“Dissi loro del morto da me trovato; essi subito accorsero là; ne fu avvertita la giustizia, si fecero le pratiche che sogliono farsi in casi simili, e fu posto in sodo che io mi era suicidato.

“Ebbi la debolezza di voler vedere che cosa dicessero i giornali della mia morte.

“Cessarono le contumelie, ma non cessò l'indifferenza ostile: siccome da morti non si dà più ombra, qualcuno infiorò di qualche elogio un cenno alla mia memoria. Fui sotterrato nel cimitero del villaggio più vicino, e sulla fossa una semplice pietra con il mio nome su scolpito.

“Volli vedere la mia tomba. Il cimitero è isolato, solitario, pieno d'ombre e di melanconia. Le erbe altissime sussurrano stranamente sotto al vento che le agita. Croci di legno sorgono qua e là, quasi tutte corrose dal tempo; come la memoria dei morti che ci dormono sotto. E ci si deve riposare in pace!

“Due settimane dopo non si parlava più di me; a quest'ora non c'è più anima al mondo che si rammenti ch'io abbia esistito; io che, nelle pazze fantasticaggini della gioventù, ho sognato la gloria!

“Per istrade fuori mano, senz'altra mèta certa che quella di allontanarmi dal mio paese, venni girando qua e colà, finchè giunto a questo rimoto villaggio, tanto mi piacquero la natura, il cielo e la quiete di esso che determinai fissarvi la mia dimora.

“E da quasi trent'anni ci vivo, non dirò felice, ma senza più rimorsi, senza odii e senza far male: non affrettando certo, ma non desiderando neppure d'allontanare quel giorno supremo in cui, libera da questo disgraziato involucro, l'anima mia voli nelle braccia misericordiose dell'Eterno Amore.”