I vaccari tornavano dalla pastura, la faccia e le mani arrossate dalla brezza freddiccia, e si spingevano innanzi le pigre bestie muggenti, accompagnando colle battiture e colle voci d'ammonizione e minaccia alla loro cornuta schiera, una canzone a cadenze monotone e strascicate, nella mestizia del tono in minore.
Dai fumaiuoli delle modeste abitazioni del villaggio, a rivelare che le buone massaie preparavan la cena, usciva il grigio fumo che disegnava capricciosamente i suoi ghirigori, sul fondo più oscuro dell'atmosfera. Al di sopra e in mezzo di questa uniformemente bassa ed umile popolazione di casuccie, coperte la maggior parte di paglia, il campanile della parrocchia sollevava il suo capo, sormontato da una gran croce di ferro e coronato di tegole verniciate a brillanti colori.
Il qual campanile, in quest'ora appunto, mandava le più gravi e solenni note della sua maggior campana, per invito alla preghiera, in suffragio d'un'anima, volata nel mondo degli spiriti.
All'udire quei rintocchi lenti e pieni di tanta mestizia, uscivano di casa le madri di famiglia e le ragazze, accomodandosi in fretta sul capo il fazzoletto stampato a colori; e, appoggiandosi sul bastone, gli uomini ai quali la tarda età toglieva d'andare a quel lavoro quotidiano ne' campi, da cui ora stavano per tornare i loro figliuoli e nipoti.
Le comari del villaggio, incontrandosi, si scambiavano intanto delle parole come queste:
“Suona per la sepoltura della povera Marta.”
“Poveretta! Dio l'abbia in gloria! Andiamo a dire un De Profundis per quell'anima; benchè la ne abbia meno di bisogno che qualunque altra; chè se ci fu mai cristiana che morisse nella grazia del Signore, la Marta è stata quella di certo.”
“Sicuro! E se non va quella lì in paradiso, dritto dritto, non ci va più nessuno.”
“E per lei, davvero che la morte si può dire una grazia! Ha finito di tribolare.”
“Oh sì! che ha tribolato, e di molto!”