Quanto a lei, — a Maria, — pareva che il suo spirito fosse ben lontano da quella scena di morte, da quel luogo, da quel doloroso momento. Immobile al suo solito posto, ella continuò a rimirare la morta, come aveva sino allora rimirata l'inferma; e per quanto le si dicesse o facesse, nessuno era riuscito a levarla di là. Con apparente indifferenza guardò tutti i preparativi che vennero fatti per portare all'ultima dimora il corpo di quell'unico essere che l'avesse amata; e solamente di quando in quando una contrazione nervosa veniva a sconvolgere i lineamenti dell'infelice, senza che pure una lagrima spuntasse su quegli occhi asciutti e riarsi. Quando vide la nonna messa entro la bara e udì battere i chiodi del coperchio sopra di lei, Maria s'alzò tremante, e la contrazione della sua faccia fu orribile, accompagnata da un grido di spasimo; ma non altro; ricadde accasciata, muta, impassibile, e parve non sentire più nulla.
Ora, essa veniva dietro la bara a passo lento, dritta la persona, l'occhio fisso su quel drappo nero che la precedeva, come se potesse vedervi di sotto il viso della morta; e di tutto quanto avveniva intorno a sè pareva affatto ignara.
Si giunse al cimitero. La fossa, già scavata, era là, pronta ad ingoiare quegli ultimi resti. Maria venne fino all'orlo di quella buca, vi si chinò sopra, come desiosa di vedere che cosa vi fosse nello scuro fondo di essa. La cassa vi fu pianamente calata, e intanto si mormoravano intorno le estreme preghiere. Tutti piangevano; ma la fanciulla era immota, tranquilla e come insensibile. Però quando si gettò nella fossa la prima palata di terra, e questa si udì risuonare cupamente sul coperchio della cassa, Maria mandò ancora quel grido di spasimo, e si slanciò innanzi colle braccia protese, come se volesse precipitarsi in quella tremenda apertura, ed abbracciarsi alla morta, e farsi seppellire con essa. Le donne le furono attorno a trattenerla. Sentendosi afferrare, ella si fermò, guardò attonita chi l'aveva trattenuta, e calmatasi di subito, si liberò dalla stretta di quelle pietose; poi, incrociate le braccia al seno, stette senza pur far parola.
Tutto era finito, ed ella stava ancora là in quel medesimo atteggiamento. Le donne incominciarono con dolci parole a dirle di venir via, pietosamente confortandola: Maria non le guardava neppure. Una fra le altre, più insistente, non ottenne di meglio che uno sguardo senza espressione ed uno scrollar di testa; allora la donna, con tutta amorevolezza, aveva preso pel braccio la giovanetta e voluto trascinarla con sè; ma ella se n'era disciolta con sì impetuosa mossa, e con tanto sdegno le aveva detto «lasciatemi!» che la donna erasi allontanata quasi impaurita.
Il parroco che aveva accompagnato sino colà il cadavere della povera morta, fece segno lasciassero stare quell'afflitta, che egli stesso sarebbesi preso cura di lei. Le donne partirono. Maria, quando le ebbe vedute tutte allontanarsi, e si credette sola, si buttò con impeto quasi disperato in ginocchio, e chinandosi a toccare col capo, a baciar colle labbra gementi quella terra frescamente smossa, sotto cui giaceva la nonna, ruppe in dolorosissimi singhiozzi, che le facevano tremare tutta la persona, e pareva dovessero farle scoppiare il cuore.
La luce del giorno era quasi del tutto sparita, e come in mezzo ad una nebbia grigiastra, in quella tenebra invadente pigliavano fantastiche forme a contorni indecisi i cipressi, le croci penzolanti, i modesti tumuli di quel campo sacro alla morte.
Il parroco, che s'era ritirato un poco, lasciò prorompere quel primo sfogo di dolore, sino allora contenuto, della giovinetta; e poscia, venutole presso, pose dolcemente una mano sulla spalla di lei, che tutta si riscosse.
“Chi è?” domandò Maria, voltandosi con atto vivissimo; e poichè si trovò dinanzi quel buon vecchio prete, al quale aveva sempre visto la nonna parlare con tanta riverenza, chiese rispettosamente:
“Che cosa vuole, sor Prevosto?”
“Vieni:” disse il parroco, facendole cenno di alzarsi.