E di calma infinita il nostro amplesso
Non so ben come arcanamente compiersi.
E m'era avviso, mentre in dolce laccio
Stretto io tenevo l'adorata femmina,
Di sentirmi salir, cullato in braccio
D'alcun ignoto iddio, su dentro l'etere.
Ben la natura stessa allor, cred'io,
In questo m'inducea grande e fantastico
Sogno, dove sembrava all'esser mio
Lentamente passar, tra molli gaudi,