[pg!356] Quindi, volendo dire che sia la poesia, che si richieda per formare un capolavoro poetico, io non ho scritta una lista d'ingredienti, una ricetta, come si suol fare. Anzi, partendo dal principio che ogni critica deve contenere un intero concetto della poesia, alias tutta un'estetica, appunto come ogni lavoro poetico deve contenere un intero concetto dell'universo, ho preso Aleardo Aleardi, ed ho cercato di dimostrare com'egli non incarnasse alcun momento dell'idea poetica. Sapevo di dir cosa che a molti parrebbe eresia, ma ho dovuto convincermi con piacere, che moltissimi la pensavano come me, e che parecchi si sono lasciati convincere da' miei argomenti; alcuni hanno contradetto, nessuno ha confutato.

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(Dal Fanfulla, Domenica 13 Aprile, 1879).

Pomigliano d'Arco, 5 aprile.

Caro Fanfulla,

Nel numero del 2 corrente, parlando delle traduzioni del Maffei, le giudichi troppo e burbanzosamente e ingiustamente dispregiate da altri. Ch'io sappia, a dispregiarle fummo in tre: il Mazzini, (ahi fiera compagnia!), la Percoto ed un tuo servo. Se il Mazzini e la Percoto fossero burbanzosi ed ingiusti, non so nè mi curo indagare. Il servo tuo non si limitò a spigolare qua e là qualche errore; anzi confrontando tutta la prima scena della seconda parte del Fausto, ch'è lunghetta, tradotta dal Maffei con l'originale, a parola a parola, conchiuse il Maffei tradire, non tradurre. Sarò stato ingiusto; e molti me l'hanno detto, sebbene nessuno abbia dimostrato insussistente un mio appunto; ma come può chiamarsi burbanzoso un raffronto lungo, paziente, coscienzioso? Burbanza sarebbe stato lo affermare, senza ragionamento e senza allegar fatti. Ti prego dunque di eccettuare da quegli altri, che burbanzosamente dispregiarono e dispregiano le versioni del Maffei, il tuo

Vittorio Imbriani.

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(Dal Supplemento della Gazzetta d'Italia, Domenica 17 Giugno, 1877).