A proposito di una critica di D. Gnoli.

Pregiatissimo Signor Direttore,

Molti si sono spassati a fulminarmi con articolesse, pel mio libro Fame usurpate; e tutti, manifestando un santo orrore per l'iconoclasta il quale non ammira pecorinamente, nè gli eroi façon Sapri, ned i poeti sul genere dell'Aleardi. Non uno però, che abbia stimato debito suo, oltre l'inorridire, anche il confutare; il provare, che io sragiono o mentisco, il contrapporre raziocinio a raziocinio, dimostrazione a dimostrazione, sebbene il cosiddetto Cigno dell'Avon affermi le ragioni esser più comuni delle more lungo le siepi nell'agosto; i miei terribili contradditori han preferito allo addurne, il sopraffarmi di contumelie. Non una asserzione di fatto speciale, non un ragionamento m'han confutato questi sedicenti critici. Buon pro faccia a' valentuomini ed a chi giura nelle parole loro una critica siffatta.

Ultimo, ma non diverso, è venuto fuori nella Nuova Antologia lo sproloquio d'un signore, il cui nome ricorda la voce del micio, Gnoli, ed il quale mi fa persin dire quanto non ho mai sognato di dire, per poter avere il destro di farmi rimproveri, apparentemente ragionevoli. Basti un esempio; asserisce, ch'io chiami birba e pretazzuolo schiericato un messere perchè mi aveva mosso un appunto; e si scandalizza di tanta irruenza. Oh galantuomo! Io ho scritto che una birba di pretazzuolo schiericato, mi aveva mosso uno sciocco appunto ed erroneo, non che quel tale fosse birba per avermi censurato: la qualità di birba, come quella di cattivo prete, preesistevano in lui. S'io dicessi esempligrazia lo svescione dell'autopseudo barone Nicotera è tanto ignorante da scrivere maggistratura, così con due gg, non intenderei certo di stabilire un nesso di derivazione fra la ignoranza supina del signor ministro e la sua smania esternativa e l'usurpazione del titolo. Potrebbe anch'essere prode come Maurizio di Sassonia e barone autenticissimo senza pratica maggiore [pg!358] di studi e di libri! S'io dicessi il prof. Gnoli stampa spropositi ed inezie, non verrei mica a dire, che egli è professore per le inezie e gli spropositi suoi, ch'io conosco, anzi per quelle altre bellissime e sapientissime cose, ch'io non conosco.

Questo dotto signore, si meraviglia ch'io chiami il Goethe, Gian Lupo; ed ammettendo, che dalla prima sillaba del nome Wolfgang possa ricavarsi l'Italiano Lupo, non sa capire come dal gang io abbia fatto Gianni. Ahimè! Il Goethe si chiamava Johannes Wolfgang ed io rendo Johannes con Gianni e Wolfgang con Lupo e parmi tradur bene. Si noti, che il Gnoli ha testè pubblicato un volume di circa quattrocento pagine, in cui traduce ed illustra liriche del Goethe: con quanta coscienza e competenza, può supporsi dall'ignorare egli persino il nome esatto del francofortese! Non debbe averne lette nè le opere nè la vita! Condizione, senza dubbio, ottima per tradurlo, illustrarlo e guardar dall'alto in basso chi giudica capolavoro sbagliato il Fausto, dopo lungo studio ed allegandone il perchè! Per norma del Gnoli, gl'insegnerò esser costume alemanno, diverso dall'italiano, di chiamare le persone dall'ultimo dei nomi di battesimo. Un Prosdocimo Bartolomeo Zebedeo Gnoli, per esempio, nell'uso comune, se italiano, sarebbe chiamato Prosdocimo Gnoli, se tedesco, Zebedeo Gnoli.

Basti quest'unico esempio a dimostrare la levità e l'incompetenza del Gnoli, ed esautorarne il giudicio. E mi creda, non è per proposito di stravaganza, ch'io contraddico spesso alle opinioni ed alle consuetudini volgari, ma bensì perchè il volgo è composto da un numero infinito di Gnoli, a' quali non somiglio e non voglio somigliare, ecco!

Non valeva certo la pena, egregio signor Direttore, d'importunar Lei ed i suoi lettori per una miseria tale: nè di rompere lo sdegnoso silenzio, che soglio osservare verso chi, invece di ragioni, m'affastella contro solo chiacchiere o contumelie. Ma desideravo da gran tempo un pretesto, per testimoniarle pubblicamente la gratitudine, che io, come ogni Italiano veramente devoto alla Dinastia ed alla Unità, sento per l'opera santa del suo giornale, il quale dura imperterrito [pg!359] sulla breccia, senza pensolare, senza curarsi delle insidie, dei tradimenti e delle sconfessioni dei timidi ipocriti, che in cuor loro si rallegrano di quanto fingono deplorare corampopulo. Ella, | Sans chercher à savoir et sans considérer | Si quelqu'un a penché, qu'on aurait cru plus ferme, | Et si plusieurs s'en vont, qui devraient demeurer, combatte i farabutti, gli affaristi ed i demagoghi, mascherati per amor della cuccagna, che minano la Monarchia e preparano la dissoluzione della patria. Quanto Le invidio di potersi purgare quotidianamente e pubblicamente d'ogni sospetto di rassegnazione; nonchè di complicità, ne' vituperî presenti, nel disordine odierno delle cose! Prosegua nella onesta via, dispregiando le furie degli smascherati ed il biasimo gesuitico de' menni, anzi rallegrandosene ed insuperbendone.

Mi creda dunque, con particolare ossequio

Suo obbligatissimo e devotissimo

Vittorio Imbriani