[pg!72] — «O come aveva a fare» — sclama l'Aleardi con l'accento indispettito dello scolare, che nell'esame non giunge a soddisfare con alcuna risposta i pedagoghi, — «come avevo a fare, per dipingere la mia Caterina Cavalieri di Monte? Me lo insegna Lei?» —

— Perchè no, caro? Lo insegnare agl'ignoranti è opera di misericordia. O se a quel nome dolcissimo di Caterina si congiungesse daddovero in mente vostra una immagine, di tutta la lunga descrizione avreste scritto que' soli versi:

... da ch'ella era nata...

... Mai sovra il paterno

Camperello la grandine non cadde

Nè al (cacofonia) mandorlo imprudente arse la brina

I frutti; nè verun maggior dolore

Osò varcarne la vegliata soglia.

Versi, che mi ricordano questi altri nell'Ardelia d'Olympo degli Alessandri da Sassoferrato, il quale, parlando d'una bella donna, scrive:

— «E contra lei non giova dura sorte,

Che vince il ciel con sue piacevolezze...

La donna e 'l ciel e 'l mar governa e muove

L'aer la terra e l'universo clima;

Et son sopra natura le sue prove.» —

Similmente il Maresciallo di Francia, Biagio di Monteluco, scrive di Andrea Doria; — «parca che il mare ne ridottasse e quindi non si dovea scontentarlo od irritarlo senza grande occasione.» — Similmente il cavalier Marino:

Di tai chimere vo' che tu ti rida,

Ancor che d'empio ciel raggio ti tocchi:

Qual sì cruda sarà stella omicida

Che rigor non deponga ai tuoi begli occhi?

Quanta gentilezza in questa fanciulla dell'Aleardi, che ne impone alle stesse inesorabili leggi di natura, al fato stesso, il quale le risparmia il dolore debito ad ogni carne umana! Deh come può essere, che chi inciampa siffatte bellezze, non le comprenda, non ne [pg!73] abbia coscienza; e trovi requie solo quando ne ha distrutto l'effetto con mille aggiunte stolte? — «Vojaltri dilettanti» — scriveva presso a poco il Mozart a non so che barone, il quale gli avea mandate alcune composizioni: — «o non avete pensieri propri e rubate gli altrui; o ne avete e non sapete cavarne partito.» —

Simili baleni di poesia s'incontrano veramente nell'Aleardi; ma pur troppo son baleni fugacissimi, che fanno meglio avvertire la tenebria circostante, come gli spiragli nel sotterraneo di Montezuma, a detta d'Antonio de Solis, permitian solamente la (luz) que bastava, para que se viesse la obscuridad. È uffizio, è gioia, è dovere del critico richiamar sempre l'attenzione su queste belle parti; e specialmente poi quando in uno scrittore sono rare, mi sembra più che dovere, carità fiorita. Quanto è viva la nobil-donna ungherese, frustata dagli sgherri austriaci!

.... La gentil ribelle

Sentì infamarsi le patrizie terga

Dal vitupero dell'austriaca verga,

E odiò la vita. E, dato

L'ultimo bacio a le atterrite ancelle,

Sotto la pietra del sepolcro ascose

Le membra vergognose.