Car l'habitude est tout au pauvre coeur humain;
[pg!160] richiama il servo scacciato; ne impara il nome proprio, ch'è Mefistofele; e stringe seco e sottoscrive col sangue, cavatosi dalla sinistra, un patto solenne, in virtù del quale gli abbandona l'anima, purchè il serva fedelmente ventiquattr'anni e purchè non gli nasconda alcun vero: tantulo impendio ingens victoria stetit!
Mefistofele comincia dal divertire quel villan rifatto del padrone (che diventando erudito, non avea, come accade a' più, cessato d'esser uomo) con fantasmagorie di cacce e simili; poi lo veste di stoffe preziose e gl'imbandisce vivande e bevande squisitissime, rubate a cucine ed a cantine principesche. A Fausto (si vede proprio che non ha pensieri) vien subito voglia di ammogliarsi; e non consentendo il diavolo, ch'egli commetta questa scioccheria e celebri un sacramento, vengono a contesa. Il necromante vuol esser ubbidito,
Sic volo, sic iubeo, sit pro ratione voluntas:
ed il veto assoluto del su' famiglio serve solo a maggiormente infervorarlo. A chasque opposition on ne regar de pas si elle est iuste; mais a tort ou a droict comment on s'en desfera: au lieu d'y tendre les bras, nous y tendons les griffes; e così appunto fa lo spirito infernale: apparisce per la prima volta a Fausto sotto la sua vera forma, orribile tanto che il poverino sbigottisce e scappa via. E quantunque, come dice Seneca, omnium rerum voluptas ipso quo debet fugare periculo crescit, non osa riparlar più di mogliazzo. Mefistofele però gli procaccia in compenso ogni notte una nuova e bellissima donna; basta, che egli si figuri a piacimento un tipo di avvenenza, perchè un succubo condiscendente assuma la forma desiderata. Negl'intervalli fra tanti piaceri, servo e padrone discutono su' quattro novissimi, come il neoconte Giuseppe Ricciardi fece anche più opportunamente, quando ebbe il coraggio di starsi tutta una santa nottata in una stanza d'albergo, provvista di un letto solo, insieme con una donnetta, che, senza [pg!161] conoscerlo altrimente, lo aveva accettato per cavalier servente, a chiacchierare sull'immortalità dell'anima; egli sul letto e quella buttata sur un materasso per terra. (Così racconta l'amico nelle sue scipitissime Memorie d'un ribelle, senz'accorgersi, ch'e' si mette alla berlina da sè.) Queste conversazioni mortificano talvolta un poco il dottore. Mefistofele gli dice fra le altre: — «Io son diavolo e mi conduco alla diabolica e bene sta. Ma, fossi uomo come te, preferirei d'umiliarmi a domineddio e servir lui, anzi che le dimonia.» — Fausto si stringe nelle spalle e risponde, press'a poco come il conte Almaviva al buon Figaro: je n'aime pas les valets raisonneurs.
Sazio di tali godimenti, stanco di siffatti colloquî, Fausto vuol brillare nel mondo; e, con ammirazione e stupore universale spiega dalla cattedra gli arcani della natura e predice l'avvenire; tanto, come scriveva il Voltaire al Maupertuis, tanto i professori di ogni specie son lì per accalappiar gli uomini. Insoddisfatto in breve anche di ciò:
..... Variam semper dant otia mentem;
dopo aver appurato dal suo Mefistofele quanto questi sa dall'altro mondo, delibera di conoscerlo de visu, facendovi una scorsa: cosa, per quanto impossibile a noi altri esseri effettivi, grazia, che ad uom mortal raro si dona, altrettanto agevole a' personaggi poetici,
Casus multis hic cognitus, ac iam
Tritus, et e medio fortunae ductus acervo.
Prima d'avviarsi, è visitato da una eletta di Satanassi, Draghignazzi, Libicocchi, Barbericce e Graffiacani, che nè l'arroncigliano nè l'assordano con diverse cennamelle, ma pure gli lascian partendo la casa zeppa d'un formicolio di vermicciattoli, sicchè gli è forza sgombrarne. Non per questo smette quel proponimento. Seduto in un seggiuolo d'ossa, sugli omeri di Belzebù, rigira con tutto comodo l'inferno, [pg!162] osservandone le fiamme, lo stridore ed il batter dei denti. Finita questa impresa, vuol vedere il cielo; e vola in un carro trascinato da draghi verso le stelle, che dappresso si presentano all'occhio come vastissimi mondi, mentre invece la terra sotto lui diventa piccolina piccolina quanto un tuorlo d'uovo. E giunge così fino alla soglia del Paradiso; ma l'ingresso gli è vietato da un cherubo. Appagata siffatta curiosità oltramondana, pensa a godersi la terra; e, seguendo il consiglio contenuto in due versi, che ricordo da bambino senza rammentarmene l'autore o dove gli abbia letti: