[XIII. — Modo in cui il Goethe poetava.]
Le idiosincrasie degli scrittori spiegano le peculiarità delle scritture.
Cos'ha mai ricavato il Goethe da questo enorme tema, vasto in guisa che l'intera divina Comedia dantesca v'è inclusa in forma d'episodio? Qual'è il concetto del poema, o, come a lui piace scrivere, della tragedia, ch'egli ha bravamente architettata sul sustrato mitico? Spiattellamola com'ella è:
......... amphora cœpit
Institui; currente rota, cur urceus exit?...
.... Anfora a far s'imprese; e perchè poi,
Gira la ruota e n'esce orciuol?....
Perchè? Vel dirò. La mente dello scrittore non ha saputo cogliere e fermarsi ad esplicare un particolar lato poetico del subjetto vastissimo ed un po' indeterminato, anzi vi ha spaziato dentro quasi a diporto, senza nè volontà nè valore di abbracciarlo, comprenderlo, rimpastarlo ed imprimervi la propria immagine e similitudine; ha rimaneggiata la cera senza imprimervi alcun determinato suggello, senza volerne perdere il minimo avanzo; ha fatto come il proto, quando, rimaneggiando una composizione, cambia la giustificazione, cambia il formato, ma non muta i tipi, nè molto meno le espressioni od i pensieri. Il Goethe, che s'arrabatta col Fausto, mi ha l'aria d'un inquilino di locanda, il quale si permette [pg!167] al più più di sparpagliare qualche sua masseriziuola su' marmi de' cassettoni e del camminetto, di far appendere alla parete qualche ritrattino a lui caro, di far traslocare qualche suppellettile, ma che non ha nè dritto ned ardire di rimutare ogni cosa, di trasformare l'arredatura della cameretta a suo capriccio e di pianta; perchè insomma insomma poi non è il padron di casa. Faceva d'uopo d'un Atlante per suffolcere il mondo, il microcosmo del mito faustesco; ed il Goethe ha dimenticato, che quando si scardina un mondo, s'hanno da aver omeri da sorreggerlo. E sì, che non ha mai neppure ammessa la possibilità di far fiasco, neppure sospettato di essere impari a tanto tema; e che il mito di Fausto non era peso dalle sue braccia, nè ovra da polir con la sua lima. La mente sua non s'è mai agghiacciata estimandosi giustamente. Per ammirarlo, dobbiamo ammettere,
Qu'il est beau qu'un mortel jusques aux cieux s'élance,
Qu'il est beau même d'en tomber!
Certo, se d'alcun'altra mai, ben potrà dirsi di questa fantastica leggenda popolare o letteraria, ch'essa circoscrive in sè qualunque concetto possa avere qualsivoglia ottimo artista: ma per arrivare a quello con la man, che obbedisce all'intelletto, e' si richiede senza meno, che un concetto sia nell'intelletto, sia nell'artista. Per fare lo spezzatino di lepre, ci vuole, prima di tutto, una lepre. Il mito è materia inerte come il marmo, come la donna amata; ed in esso si nasconde tanto il comico quanto il sublime;
... Il mal, ch'io fuggo; e 'l ben, ch'io mi prometto;
In te, Donna leggiadra, altera e diva,
Tal si nasconde;....
spetta all'ingegno mio di cavarne quel, che meglio m'aggrada. Ma concetti determinati poetici mancavano al Goethe. Parrà un paradosso! ma tant'è! prego il cortese lettore di rammentarsi la distinzione [pg!168] stabilita più su fra concetti scientifici e poetici. Un concetto poetico manca in presso che tutti i lavori di lunga lena del Goethe: ed il difetto si spiega agevolmente dal modo, in cui lavorava l'Eccellenza sua e dalla natura intima delle opere, le quali sono per lo più in un certo senso, mere poesie d'occasione. Non iscaturivano da potente esaltazione della fantasia favoleggiatrice; anzi servivano di sfogo momentaneo per ogni affetto, che ingombrasse, opprimesse l'animo dell'autore. Il poetare equivaleva pel Goethe ad un purgante morale. Gli è uno spingere un pocolino troppo in là o per dir meglio un prender troppo letteralmente l'aristotelico concetto della catarsi; gli è un abbassare la poesia nella cerchia dell'igiene e della dieta; gli è un dare all'attività poetica simiglianza un po' po' eccessiva ed indiscreta col ponzare.
Io non conosco metodo più acconcio ad iscacciare il malumore, a dar l'ostracismo alla melanconia, nè so che altri abbia sperimentato rimedio più efficace a' maggiori turbamenti d'animo, alle passioni più tempestose, dello scapricciarsi da solo a solo con madama penna, del tentare di ritrarre e descrivere quel malumore, quella melancolia, que' turbamenti, quelle passioni. Probatum est! E stimo di poter esser buon giudice in questo, perchè (o ch'io sia nato tale, o che tale io mi sia divenuto per colpa propria od altrui) fatto sta, che sono una bestia ipocondrica, ma come ce n'ha poche; ed appena ricordo d'aver riso di cuore qualche rara, rarissima volta tanto, tanto tempo fa. Caso patissi dello stesso malore, amico lettore, prova la mia ricetta: al primo accesso d'umor nero, presto, lesto, impugna la penna, siedi a tavolino e studiati di dire quel, che ti bolle in corpo. Doppio effetto benefico: tutta la parte indeterminata, vaga, il flebile nescio quid, il nequeo quin fleam senza un perchè, il musicale dell'affetto insomma, svanisce, non potendo concretarsi in parole; riman solo la parte salda del dolore, la piaga vera davvero. Tenta di scandagliarla, auscultarla, specularla ben bene: e, dopo cinque minuti, l'interesse tuo sarà [pg!169] trasferito dalla passione alla descrizione della stessa, la guarderai objettivamente ed ormai con più curiosità che partecipazione. Sarai rasserenato, e da paragonarsi a que' studenti fanatici di medicina i quali inoculatosi il viro sifilitico o trangugiati farmachi mal noti, per istudiare le fasi vuoi dell'infezione, vuoi dell'attossicamento, tutti intenti nelle osservazioni, non provano più il dolore. S'è dato il caso, che vedeste di que' ritratti fotografici, venuti pur ora di moda, in cui la persona medesima è riprodotta du' volte sul medesimo fondo in due atteggiamenti diversi? esempligrazia, mentre vende guanti a sè stessa; mentre tocca il polso al suo signor sè coricato ed infermo; mentre, con la pistola ancora in pugno, urta col piede il cadavere della signoria propria, che ha uccisa in duello? Oh que' ritratti! Io non so guardarli senza un brivido strano! Dico bene? La più atroce fantasia, che possa assediar l'uomo in sogno, non è, che le cariatidi del portone scuotano il pondo dell'architrave e da que' robusti giganti, che pajono, salgono le scale o scrollino alla Sansonesca l'edificio, per far le tarde vendette dell'oppressione, eo immitiores quia toleraverunt; — non è, che mentre tu riposi tranquillamente nella cameretta serrata con doppio giro di chiave, le figure lì dipinte, e penzolanti dalle pareti, abbiano a distaccarsi dal quadro e venire a sedere sul tuo letto; — non è, che tu abbia a riscuoterti sepolto vivo nella tomba gentilizia, e schiattarvi rosicchiando per fame i pugni rinsecchiti, oppure rinvenire come l'abate Prévost, nel teatro anatomico, mezzo sezionato da una turba di pappini; — non è, che tutte le bestiacce del museo zoologico, pel quale conduci la tua signora, racquistino ad un tratto ossa e polpe e si scaraventino addosso a voi; — non è, di cadere e cadere da una torre altissima giù, giù, nell'abisso, senza dar mai un picchio nel fondo; — non è, di nuotare per un pelago sconfinato ed innavigato, spossandoti a fuggire da frotte, stuoli, morre, eserciti, caterve, moltitudini innumerevoli di que' paurosi [pg!170] mostri marini: orche, pescicani, caccialotti, balene; — no, c'è peggio assai da immaginare. Questi spaventi son nulla al paragone dell'orrendo sogno d'un Menecmo, d'un Simillimo, che vi sia cioè nel mondo altri tutto al volto, ai costumi, alla favella simile a te; che porta il tuo nome; che da tutti è preso in fallo per te; che la tua donna riceve, come accorrebbe te, e compiace, credendo appagarti; delle azioni ree del quale tu innocente sei responsabile; che gode malignamente di frantumare e contaminare ogni gioja tua, e farti scontare il fio della sua perversità;..... Oh non v'ha pensiero più fecondo di raccapriccio! Ebbene, tal'è press'a poco l'effetto dello studio posto nel descrivere od analizzare le passioni proprie: l'animo si sdoppia, il paziente e l'indagante divengono due, e la carne e la mente, che soffrono, divengono estranee alla mente, che esamina e ritratta: sono due Simillimi. Se non che, in questo caso, il male è salubre, il menecmismo ideale risana i corpi attossicati dall'ipocondria o dalle passioni.