— «Col Fausto, eh? Ascolta ed impara. Ho riletto di fresco l'Evangelia e ne ho appreso il parlar per parabola. Dunque, il nostro pittore in imbarazzo, pensa, ripensa, escogitò una sottil malizia. Balza di letto, scapigliato, scamiciato, e sit venia verbo allenzuolato, corre al terrazzino ed improvvisa un baccano del trentamila. Trae gente, si fa popolo; che è? che non è? L'uomo al balcone somiglia un invasato ed annunzia d'aver fruita una visione. Il pezzo più grosso tra' celicoli, l'Assunta in propria persona, gli si è manifestata in sogno (niente meno!) per ringraziarlo di averla così ben dipinta. E gli ha dato l'annunzio d'averlo posto all'ordine del giorno delle legioni celesti e proposto per non so qual paradisiaca decorazione (il Puoti mi correggerebbe: onorificenza). Ed ha soggiunto, che, per dargli maggiore e particolar segno della sua compiacenza, avea disposto, a nome della barbara logica divina ed ahi! pur troppo patologica, secondo la quale i figliuoli scontano pe' genitori.... Ma lasciami far punto a questo maledetto periodo; e' mi vuol mancare il fiato. Dunque, l'Assunta avea decretato e decretava, che nessun figliuolo di mignotta potesse veder quella pittura, che anzi a costoro la parete apparisse nuda e bianca. La fama della visione miracolosa si divulgò ratta qual lampo; sembrò segno patente della protezione concessa [pg!218] dall'Assunta al popolo suo; e, come ogni coglioneria, che venga sfrontatamente asserita, trovò credito. Que' foresi avrebbero piuttosto rinnegati tutti gli articoli di fede, che dubitato della sua verità. La dimane chiesa piena zeppa, popolo stivato, accalcato; tutti col naso in aria. Il pittore disammanta le pareti, supposte dipinte; ed un clamore unanime di ammirazione sorge e rimbomba per quelle vòlte: Bello, stupendo! Oh ma il viso di quella madonnina! Oh gli angioletti! Oh quelle merite! Oh quella gloria! A me piaccion più que' santerelli! Capolavoro! Il nostro pittore è un Sanzio ed un Santo! Egli sarà cittadino de' cieli col favore della madonna, accordiamogli il diploma di cittadino onorario del comune, così vivremo sicuri che il nostro paese venga rappresentato in paradiso!» —
— «Ma dunque c'era dipinto qualcosa? o credevano di vedercela? illusione ottica, eh?».
— «Nòe, fratel mio. Non c'era nulla, non vedevan nulla, ma nessuno ardiva confessarsi figliuolo di mignotta. Pari sorte a quegli affreschi è toccata al Fausto. I tedeschi han tanto asserito, ch'era un capolavoro e la più bella cosa, nonchè del Goethe (ciò potrebbe accordarsi) ma di quante letterature fur, sono e saranno, ed han tanto fama di gente ammodo e dabbene; che gli altri popoli, quantunque forse non vi scorgessero tante bellezze, non vi scoprissero tanta profondità, non volendo passare ad ogni modo per zotici, han fatto coro. Così va il mondo, amico; impara, impara. S'io fossi stato un di que' vecchi, de' quali il Veneto dice: i nostri vecci i stava cent'ani col cul a la piova prima de far un proverbio: ed anche: i n'ha magnà la roba e i n'ha lassà i proverbi; francamente, fossi stato un di loro, ne avrei fatto quest'uno, che mi par bellissimo e verissimo, (notalo nel tuo taccuino): Faccia di mattone e cuor di leone, signor del mondo fanno ogni minchione. Fa tesoro di quest'apoftegma, c'ha pochi d'ugualmente inconcussi».
[pg!219] Questa è una ragione; ce n'ha poi du' altre, cioè la nostra facilità ad ammirare l'esotico e l'esser di moda la tedescheria; ragioni queste, che mi dispiace assegnare, perchè sembrerà a taluno, ch'io caschi nel rettorico dell'amor patrio, come certi farisei, che si crocesegnano nel sentir nominare cose forestiere. Ma non è colpa mia, se quel, ch'essi blaterano accademicamente per crassa ignoranza, concorda in parte, con quel, ch'io dirò, per saldo e maturo consiglio, frutto di parecchi begli anni impiegati nello studio di letterature straniere. Nè mi pento d'averveli consacrati, essendosi così rinvigorita la mia coscienza d'Italiano, tanto che una rivista filosofica tedesca ha pensato vituperarmi con l'epiteto ironico d'Italianissimo; suppongo che intendesse offendermi, nè poteva conferirmi titolo, che maggiormente mi solleticasse. A' tempi di fra Paolo si ripeteva nelle Lagune: prima veneziani e poi cristiani; io dico: prima Italiano e poscia omo; e m'appoggio al teorema filosofico che l'universale, il generico non può esprimersi nell'individuale, tranne mediante il particolare. L'Uomo è un tipo perfettamente astratto; di reale c'è solo l'uomo determinato come razza e patria e cittadinanza.
Dunque, fonte dell'errore è l'ossequio eccessivo, l'ossequio pecorino ed irrazionale tributato alle cose germaniche, da chi in buona fede le ammira, senza conoscerle, come se lo svolgimento della stessa filosofia alemanna avesse per maggiore importanza oltre una dotta curiosità. Qui non è luogo a diffondermi sull'argomento; per conseguenza mi basta indicare, che una filosofia non può prendersi a prestanza da un altro popolo, ma bisogna ad una nazione saperla generar da sè. — «Quand'anche potessimo esser dotti dell'altrui sapere, almeno savî possiamo esser solo della nostra propria saviezza» — come ben dice Michele Eyquem di Montagna. Sottosopra, il lettore se n'è certo avveduto, io seguo l'estetica ed in genere la filosofia stessa, insegnata dallo hegelianismo. Ma le seguo perchè quella dottrina è dimostrabilmente [pg!220] conseguenza logica implicita, ancorchè non normale di tutta l'enucleazione filosofica del pensiero Italiano. Ed appunto per assodar questo punto non arrischio mai un teorema senza corroborarlo con una citazione letteraria de' nostri classici. Vorrei così aprir gli occhi a molti; e far loro toccar con mano da quanto tempo fossero retaggio comune, ricchezza gratuita appo noi, tante dottrine, ch'essi, per inscienza di storia letteraria ed artistica, reputano nuove di zecca, solo perchè oltr'alpi circolano da poco. Vorrei far lor comprendere quanto danno rechi il rendersi incomprensibile, adoperando formole algebriche, indegne della limpidità della nostra favella. Pappagalleggiando, non acquisteremo sicuro la stima degli stranieri, veh! Certamente non vi possono essere due assoluti, uno per noi, uno pe' tedeschi: ma vi possono essere centomila modi di conoscerlo quest'uno assoluto, anzi vi sono e si adattano alle coscienze nazionali ed alle individuali. Il Monte Bianco è sempre il medesimo, ondunque si guardi: ma qual differenza di aspetti, secondo che stai nella valle d'Aosta od in quella di Sciamuni, e secondo il punto della vallea, dal quale guardi! Nondimeno, finchè si rimane in Metafisica, la disputa è più terminologica che altro; ma quando si scende all'applicazione nelle singole scienze, comincian le dolenti note. La filosofia tedesca si propone esclusivamente (nèd oso basimarnela) di glorificare il germanismo, di mostrare, che quelle nazioni lì furono principalissime fra le storiche, che meglio delle altre incarnarono ed incarnano le parti civili, che la loro filosofia, le loro istituzioni, le loro arti, le loro letterature oscurano quelle de' rimanenti popoli. Parecchi babbei se l'han bevuta e predicano questo nuovo evangelo. Ma figuratevi l'impiccio d'ogni Italiano, che abbia mezza dramma di pudore e di buon senso (so cattedratici, che ne vivono sprovvisti) quando s'è trattato non più dell'importazione della metafisica hegeliana, anzi delle branche della filosofia applicata! E veramente riuscirà un po' difficile il persuaderci che la Riforma sia stata [pg!221] una bella cosa e buona, che tutti i nostri grandi operassero inconcludentemente, che la nostra letteratura non abbia importanza a petto alla tedesca, e che l'Arte nostra classica impallidisca a fronte agli impiastri di Monaco e Düsseldorf! Le credenze degl'individui sono il risultato dell'enucleazione intellettuale del popolo; il che rende le opinioni viemmen libere, che altri non creda. Ma quando ci faremo a studiare il nostro passato, ad indagarne le leggi? quando cercheremo di pensare la nostra vita nazionale? e di rivendicare a noi la gloria, che davvero ci spetta? quando ci avvedremo che chi più accanitamente grida: Hegel, Hegel! Goethe, Goethe! Kaulbach, Kaulbach! è d'ordinario chi men li conosce e meno può giudicarne, apostolo farabutto d'un falso messia, che egli stesso ignora?
Il nutrir fastidio delle cose nostrali, e fanciullesca passione per l'esotico ci disonora. Studiatelo almeno seriamente e non dilettantescamente codesto forestierume; paragonatelo alle produzioni indigene e poi sputate pure sentenze e cujussi; non è male saper di che si parla. Volete miracoli da adorare? Io vi dirò, che pur è meglio non adorar nulla: ma, quando persistiate, neh dove trovereste maggiori miracoli dei vostri? Che se poi amate il subjetto della parola del Cambronne, io vi consiglierò di guarire questa depravazione di gusto, ma quando la coprofagia in voi si riconosca insanabile, beh! invece di raccorre preziosamente stronzi per l'Alemanno barbaro paese discorrendo (come diceva Masuccio Salernitano) per minor male invaghitevi dello sterco Italiano: ce n'abbiamo tanto!
[pg!223]
[UN PRETESO POETA]
(GIACOMO ZANELLA)
M.DCCC.LXXI.