Per bevere un bicchier del loro vino.
Per dio, solo s'io fossi vinattiere avrei gusto d'una visita, fatta con questo scopo dichiarato. Beninteso, che amor di patria nel Zanella non ne trasparisce, non ce n'è: si mangia anche in Australia e forse meglio e certo più mercato che in Italia. Patria est ubi pasco, non ubi nasco, mi diceva il mio primo maestro di matematica, emigrato spagnuolo carlista (valente maestro d'un pessimo scolare). Ed il Zanella:
A' greppi divelta dell'Alpe natale,
In rive migliori, la pianta si attrista;
Ma sotto ogni cielo l'errante mortale
Con vomero e pialla la patria conquista.
Il Danton, gran farabutto, ci fa perdonare ogni sua colpa, od almeno si fa compatire, malgrado la sua perversità, quando rifiuta di fuggire per salvar la vita, dicendo la patria non portarsi via attaccata alle suola delle scarpe. Io confesso (anche a rischio d'essere paragonato ad una pianta) di farmi della patria un'idea un po' più alta e spirituale: e di non saper concepire come il vomero e la pialla possano conquistarla ad alcuno. Patria significa leggi, istituzioni, costumi, storia, lingua, abitudini, relazioni, affetti; e tutto ciò concretato in un dato luogo e fra date persone. Amo quest'Italia così fatta, così organata: mutatemela, e chi sa, se continuerei ad amarla ugualmente? Un'Italia repubblicana a me sarebbe ancor qualcosa? Nescio. Ma qual dottrina più immorale di questa, che consiglia e loda di sprezzare e spezzare i doveri, che s'hanno verso lo Stato, i vincoli, che legano alla patria ed al principe, per procacciare alla propria persona un benessere maggiore? [pg!247] Per un vescovado in Istiria od in Ungheria sarebbe dunque divenuto buono Austriaco il Zanella?
Abbiamo visto, che la scienza, pel Zanella, è l'amminnicolo. Ma ci è almeno esattezza nelle minute particolarità scientifiche, ch'egli affastella? nel qual caso, i suoi versi, come quelli dello Invito a Lesbia Cidonia, potrebbero avere qualche utilità pedagogica. Niente affatto. Io, che sono pure il grand'asino in tutte le scienze sperimentali, che ne ho soltanto quelle nozioni imperfette e superficiali, le quali oggigiorno son patrimonio universale, io posso pur cogliere ad ogni piè sospinto il Zanella in fallo. Per esempio, scrive il sor abate del sole, chiamandolo:
..... l'astro gigante
Che indura la quercia sul dorso del monte,
Che spento carbone ralluma in diamante.
Che il diamante sia puro carbonio, come il carbone stesso, sapevamcelo; ma che il carbone divenga diamante e divenga tale per azione del sole, è falso. Oh, se così fosse, quanti carboni spenti vedremmo esposti al sole su pe' tetti!
Manca al Zanella il senso del vero. Udite un po', com'ei descrive Galileo Galilei, che, vecchio e cieco, siede a respirare un po' d'aria verso il tramonto, avendo a fianco una sua figliuola:
.... Ei tenea sovra una sfera
La manca mano; e, con la destra, in aria
Scrive taciti cerchi...
Questa è una mossa, un atteggio, una posa, alla quale il Zanella ha condannato il povero vecchio; non una posizione naturale e spontanea di lui.