Le fibre, i rivi del cuore, il rifluire della salute non esistono nel testo, dove, invece di questo sfoggio d'orpello, si legge solo: tu risanerai (du wirst gesunden). Non so poi dove il Maffei abbia trovato detto, che valli e colline escono dal buio. Il Goethe vuol dire, e forse si esprime con poca chiarezza, che lo spettacolo, che la nuova luce manifesterà, deve servire a Fausto di augurio, di presentimento della sua guarigione. Quale spettacolo? Quello offerto dalla primavera: il verdeggiar de' campi, il frondeggiar delle colline boscose, che offrono ameni recessi; l'ondeggiar delle biade, che vanno maturando. Il Maffei non ha capito, non ha distinto e non ha reso questo sentimento; l'ha confuso ed amalgamato con altri, che seguono.
VERSI XLVI-LIII. — Tedesco.
Segue il Coro:
Wunsch um Wünsche zu erlangen
Schaue nach dem Glanze dort!
Leise bist du nur umfangen,
Schlaf ist Schale, wirf sie fort!
Säume nicht dich zu erdreisten
Wenn die Menge zaudernd schweift;
Alles kann der Edle leisten,
Der versteht und rasch ergreift.
TRADUZIONE LETTERALE
Per (saper come) conseguire desiderio sopra desiderio, contempla [pg!282] lo splendore là. Sei solo lievemente allacciato: spoglia l'involucro del sonno. Non indugiare negli ardimenti, mentre la moltitudine erra titubando. Tutto può fare il generoso intelligente e pronto all'opera.
TRADUZIONE DI Andrea Maffei.
Vuoi la foga appagar delle brame?
Guarda i raggi, che il sol ti saetta.
T'avviluppa lievissimo stame;
Scorza è il sonno, lo strappa, lo getta!
Mentre il volgo s'indugia sgomento,
Segui tu coraggioso la via:
Chi conosce ed afferra il momento
Non ha prova, che dura gli sia.
I raggi, che saetta il sole, non va, perchè il sole non è ancora sorto, e sorgerà solo durante la seguente parlata; che il Goethe mette in bocca ad Ariele, e che il Maffei (non so perchè) attribuisce al coro; anzi solo durante il monologo di Fausto. Lo splendore, di cui parlano i silfi, è l'aurora, evidentemente. Non si comprende, come il fissar gli occhi nel sole possa appagar la foga delle brame; nè Fausto può avere alcun desiderio di appagar questa foga, giacchè, nel punto in cui fosse pago, dovrebbe, secondo il pattuito, venire in potestà del diavolo. Basta ricordarsi le parole, con le quali ha giurato nella prima parte: — «Se dirò mai al momento: deh indugia! sei tanto bello! allora potrai gettarmi in ceppi, allora andrò volentieri in precipizio. Allora suoni pure per me il doppio de' morti, allora sarai libero del tuo servizio: si fermi pure l'oriuolo; cada pure l'indice; cessi per me il tempo!» — E difatti, quando, in fine di questa seconda parte, pronuncia quelle parole, cade morto e Mefistofele vuole impossessarsi dell'anima sua. I silfi, in questa strofa, esortano Fausto: a rivolgersi speranzosamente all'aurora incipiente; a scuotere il sonno; e destarsi rinvigorito a nuova ed incessante attività, poichè alla mente audace ed operosa tutto riesce: [pg!283] audaces fortuna iuvat. Sgomento è troppo forte per zaudernd. Non mi piace quel momento, che rimpiccolisce e specializza troppo, e che non c'è nel testo.
VERSI LIV-LXVI. — Tedesco.