Desio. Tu non hai ditto come si chiamano, e in che maniera stan formati.
Piacevolezza. Li pretermessi per esser più breue; ma, perchè te piace, ciò non mi chiami auaro, li uccelli son chiamati nefilophagi da Greci, li Itali nebuliuore appellano. Hanno questi testa e collo de gambello, de elephante il corpo, le suspendente ale a notule somigliano, piedi han quattro, con le ongie adunche, come li auoltori, la coda de anguilla, leue e nuda, eccetto che in cima, con la ponta reuolta, acuta, dura e uenenosa, coperta de minuto pelo, de color uario ciascuna piuma; tardi con li pedi, ma uelocissimi nel uolo. Le oue sono de grandezza, in longo e lato, d'un braccio e mezzo l'uno, di color uerde, con alcune giocce rosse maculati, e chiamanosi questi Van—estima. Li Tauri seguino, e sono bianchi come ho nominato, grassi e belli, con corne grandi, e piccolini, pur assai movino quelli, come della orecchia fanno, perchè sola una oprano, sotto el barbazale: uentre amplo e nella summità arculato, piedi come gli altri e coda simile, ma la ponta de fece priua e abbonda in molti corti et sottili peli. Chiamanosi questi Limmati, per uera ragione. Lo superfluo del uentre, che produce arbori de meloni, Heremati, per le orecchie trascorrendo, suona, e assomiglian le fugace, che nelle uille (per la Grecia) fanno. Li meloni e li arbori sono in colore d'oro, lustri e trasparenti da ogni parte; hanno grandezza gli arbori de ampilo e spesso platano: hor l'uno e l'altro Matticole chiamano. La seme, che in ultimo polledri produce, de Pupillimachi assume il nome.
Desio. Della insula e habitatori nulla ditto hai.
Piacevolezza. La insula Vericona ho inteso menzonare, e li abitatori, Verincole se appellano. Fannovi de gli altri frutti, come castagne e pomi de virtù miranda et inopinata, quali proficui forno molto al nostro nauigare.
Desio. In che maniera?
Piacevolezza. Et anche questo te faro palese. Li pomi sono bianchi, de uerde uirgolati, de longhezza de uno passo, la larghezza tre braccia; scorza han dura e leue. Ma quello dentro è come de citro, odorifero, dolce et buono. E se gli fa un buso de che grandezza, che altrui uuole, e poi il foco impizza con legne; nella opposita parte dal quale, se soffia, como sente caldo, uento buono per il nauigare; e dura così cocendo per spatio d'uno anno, a qualunque naue che lo adopra; dopo cotto è cibo perfetto a nauiganti, de sapore de torte de marzapani. Le castagne sono de color aurato, de grandezza ciascuna de uno di pomi, durissime de scorza, e lor sustentia è stiptica e amara. Fasse anchor in quelle il buso e il foco come nelli pomi; quale, scaldate, mandano fora uento furioso, da summergere ogni gran naue.
Desio. Tu dici cose, che mai da altri audito, ouer in scrittura se ritrouano. Ma segui te prego oltra el tuo nauigare.
Piacevolezza. Fessemo uela dalla insula Vericona, e per spatio de giorni sette, trouamo in la parte meridiana la insula chiamata Nominanza, da Giganti habitata, et abonda in ricchezze e marauiglie. Sono questi giganti di braccia dodece per longo ciascuno, e tre per largo il corpo. Sei piedi hanno: li primi sono d'huomo, li secondi di leone, li terzi all'asinina. Ma della testa, occhi, bracce e mano,..........[] non te so ben dire, perchè le imprestano l'un l'altro, e alcuni li uendono, e non pochi li furano, ouer uiolentemente se gli assumeno; altri poi per amor gli accomodano. Et pochissimi li danno per amor di dio. Hor quello tra essi è il più degno et honorato, che de più teste, occhi, bracci e mano abbonda: e così li gradi sono locati per il più e meno de queste cose. Ma, se tu intendi come nascono, stupido restarai a marauiglia.
Desio. Per altro che mirabile cose udire non espetto io.
Piacevolezza. Questo ancora te serà palese. Sappi, quando la terra trema, se everge e sfende, in molti luochi. Nel tempo poi che la tempesta[ii] giù per l'aer descende, se empino tutte quelle aperture. Lui defensi che 'l sole non può come gli altri consumare, superuenendo la notte, insieme con la terra se adunano; et nel giorno sequente fongi grandi, et rossi de colore, se retrouano. Così operando la uirtù lunare, le intrinseche parte uigoranse; e in pochi giorni receuino sustantia anemata. Qual, per spatio d'uno anno, si rompeno la spoglia, de fongi in giganti si trasmutano, e per la regione habitano. Sono questi della terra mirabili cultori; e come tra noi del grano, meglio, faue, pizoli e simigliante seme fanno gli uillani, non altramente essi le monete d'oro e d'argento, le perle e ogni gemma pretiosa, seminano, cultiuano et finalmente recoglieno e conseruano in le fosse, case e magazeni. Ascolta anchora piu alta marauiglia! Quelli fili, che lo insidioso ragno, per le stolide mosche prepara e nell'aere tesse, rotte dal uento, come in terra plicano e sorben del humido, se ingrossano e diuentan anguille, grasse e grande quanto un porco, de longhezza quanto che si estende il filo, e così nel lago uicino se ne uanno. Iui poi li pescano questi giganti; e della lor polpe, con uino e faue in poluere, missidando impastano; con la quale informano imagine de donne, secondo che a lor piace; e, in termino de giorni sette, poste al sole, surgen uiue femine, perfette ad ogni proua[iii]. Questi Giganti non le adopran molto, ma se dilettano della effigie bella videlicet placida scultura, uendinoli, imprestano e donano a qualunque a piacere. Vanno queste nude, con centure e corone de uarij e traspiranti fiori, sopra delle bionde trezze de seta fatti, temprati con suco, de bel apparere; et li ammaestrano a seruitij e piaceri de peregrinanti. Anchor così nude di fiori adorne ordinatamente, una uolta la settimana per fermo, e alcune altre più, circondan tutta la città; e è lecito a qualunque forastiero ellegerse quella de esse, che più gli ua in fantasia, e conducerla seco per uintiquattro hore a sollacciare. Noi in questo loco per un integro mese a nostro buon parere dimorammo, e così ricchi de zoglie e monete, accompagnati de belle e gratiose donne, li Giganti lasciamo e lor paese; e, con lo aiuto del pomo e fuoco, empite le stese uele de felice uento, per sopra le inquiete onde, sulcò la naue giorni diece. E ecco, nel undecimo, pigliamo porto in la placida insula del Conuiuare, mirabile certo, de cose buone, mai più intese.