[vii] Cf. Pitré. (Op. cit.) CXXXVII. Parrineddu.
[viii] Vedi nel Novellino, dove conta d'un novellatore di Messer Azzolino. Cf. Pitré. (Op. cit.) CXXXVIII.—La Truvatura. Vedi nelle Oeuvres complètes | de | E.F. de Lantier | Précédées | d'une notice biographique et littéraire | Paris | Auguste Desrez Imprimeur Editeur. | Rue Neuve—des—petits—champs N. 50 | MDCCCXXXVIII, tra' Contes en vers, quello intitolato Le Conte interrompu. Stefano Francesco di Lantier nacque in Marsiglia il primo d'ottobre MDCCXXXIV e vi morì di XCII anni, il trentun gennaio MDCCC.XXVI. Lo ricordo, perchè, cultore sfegatato degli studi italiani, ha evidentemente tolto dal Novellino il tema del suo racconto.
[3] Per gli appiccicamenti, confronta la favola Mercurius et Mulieres, ch'è tra le XXX fedriane, e manuscripto Bibliothecae Regiae Neapolitanae codice nuper editae. Delle due donne, l'una, madre di un lattante, implora di veder presto barbuto il figliuolo; quaestus placebat alteri meretricius, che prega ut sequatur sese quidquid tetigerit:
Volat Mercurius. Intro redeunt mulieres:
Barbatus Infans, ecce vagitus ciet.
Id, quum meretrix forte ridet validius,
Nares replevit humor, ut fieri solet.
Emungere igitur se volens prendit manu,
Traxitque ad terram nasi longitudinem,
Et aliam ridens, ipsa ridenda extitit.
XLV.
L'AMMAZZASETTE.[1]
Fu una volta un bel giovanetto in Garfagnana, detto Nanni, il quale, per la sua mendicità, dormiva in una capanna da fieno. Quivi essendo egli un giorno per riposarsi e ripararsi dal caldo, si messe a pigliare mosche: e ne aveva ammazzate sette, quando comparve quivi una bella fata e gli disse, che, se le donava quelle sette mosche per cibare una sua passera, l'avrebbe fatto ricco. Gliele concesse egli più che volentieri; ond'ella, innamorata di questa sua cortese prontezza, lo prese per la mano e lo condusse alla sua caverna, dove, rivestitolo e datogli danari ed armi, gli pose in testa un elmo o berretta, in cui era scritto a lettere d'oro: Ammazzasette; e lo mandò al campo de' Pisani, i quali, in quel tempo, con l'ajuto de' Francesi guerreggiavano co' Fiorentini. Arrivato Nanni a detto campo, chiese soldo a' Pisani; e domandandogli del nome rispose:—«Io mi chiamo Nanni; e, per avere io solo in un giorno ammazzato sette, ho per soprannome Ammazzasette.»—Fu per questo e per esser anche ben formato, con buon soldo e con non minore stima accettato. E, sendo poi fra pochi giorni in una scaramuccia morto il capo delle truppe francesi, e volendone essi fare un altro, erano fra di loro in gran differenza, perchè, essendone proposti diversi, coloro a' quali non piacevano i soggetti proposti, gridavano Nanì, Nanì. Onde i soldati Italiani, che credettero che dicessero Nanni Nanni e che avessero creato lui, cominciarono a gridar Nanni, Nanni, iva Nanni; e così, a voce di popolo, Nanni detto l'Ammazzasette restò eletto capo di dette truppe; e divenne ricco, siccome gli aveva promesso la Fata.
NOTE