[xvi] Smorzà e Smorzà gio', spegnere.
[xvii] Pigotta (anche Popòla e Popoeura), bambola, fantoccio, pupo.
[xviii] Gipponin, farsettino, giubbettino. Il Cherubini non registra Gipponin de lett, bensì Gipponin de nott.
[xix] Lacc e Latt, più gentilmente.
[xx] Vestèe, armadio, armario.
[xxi] Il Cherubini ha solo pover.
[2] Nella Grattula—Beddattula e ne La figghia di lu mircanti di Palermu, appo il Pitrè (op. cit.) vi sono similmente de' padri, che partendo lasciano le figliuole murate in casa.
[3] Siccome nel senso di poichè, ben è dell'uso fiorentino odierno, come pure dell'uso universale in quel gergo infranciosato che fa le veci dell'italiano a' dì nostri: bene ha numerosi esempli di scrittori valenti come l'Alfieri; ma sarà sempre cansato, come un brutto gallicismo, da chiunque vuol serbar fattezze italiane nello scrivere. Il costrutto, veramente nostro, sarebbe col gerundio: Ed essendo tutte le guardie a guardare ecc.
[4] Sconta delle mie bambine: va in compenso. Saggio di Scherzi Comici, Firenze 1819. Nella stamperia del Giglio. Si vende da Pasquale Albizzi presso le scalere di Badia. Nel secondo scherzo, intitolato: L'amicizia rinnovata, ossia La Ragazza vana e civetta. Commedia in tre atti. Atto I, scena prima:—«Propio chi nun mor si riede. Ghi è tant'anni che nu' un ci siam viste. Sconta di quand' e' si staa tutt' a due 'n via Porciaia. Da ragazze si staa dirimpetto e da maritache cas' accanto. Un passaa giorno che nu' un ci trassim' assieme.»—