— «Va figliuol mio, che Dio ti benedica. Come ti chiami?»

— «Maestà, sono un trovatello educato per carità da una buona vecchia. Mi han posto nome Sennacheribbo Esposito. M'arrolai volontario; servo da undici anni; mi han conferita una medaglia d'oro per una bandiera presa al nemico; son capitano di cavalleria di seconda classe con dugentoventitrè lire e trenta centesimi al mese e due razioni di foraggio».

— «Va, Sennacheribbo;» — disse Maestà, chiamandol gentilmente pel nome e non pel cognome, quasi ingiurioso, come quello, che gli doveva rammentare d'esser filius nullius, — «Va, Sennacheribbo mio, non perder tempo. E se mi riporti o riconduci sana e salva la figliuola mia, ti giuro che nessuno sarà quind'innanzi al di sopra di te nel mio Regno».

— «Il servire la Maestà Vostra è premio a sè stesso».

E senz'altro dire, fatta riverenza al Re, Sennacheribbo scese, al corpo di guardia, chiamò il trombetta e fece sonare a raccolta. Venti minuti dopo, lo squadrone partiva, galoppando per alla volta di Valquerciame. Lasciamolo galoppare e vediamo di appurar più pel minuto la storia di Sennacheribbo Esposito, capitano di seconda classe nel quinto reggimento Dragoni della Maestà del Re di Scaricabarili.

Lo Esposito non aveva detta cosa al Re Zuccone, che non fosse vangelo. Egli era un trovatello, raccattato un bel mattino per istrada da una donnicciola, che un altro poco il calpestava nell'uscir di casa. Rinvoltato in poveri cenci e sudici, vagiva lamentevolmente. La vecchia sel recò a casa, il fece allattare da una capra e sel tirò su ed il fece andare a scuola e lo amò proprio come figliuolo. Sperava farne un buon operaio, che fosse il bastone della vecchiezza sua, perchè già, l'affetto de' genitori più o meno, ha sempre della speculazione. Sennacheribbo ascoltava a bocca aperta i racconti, che si facevano nelle veglie; e sognava di figliuole di Re incantate, che dovevano esser liberate dal suo valore. Quando a scuola gli cominciarono a spiegare le prodezze di Ercole e degli altri Semidei, non pensava ad altro; e piangeva di essere ancor bambino e di non poter girare pel mondo, emulando i grandi esempli di valore antico. Quando fu più grandetto e capì passati irrevocabilmente i tempi eroici, fu per lui un disinganno amaro. Aborriva dall'ozio, ma il lavoro servile dell'operaio gli ripugnava: aveva bisogno di faticare per guadagnarsi un tozzo di pane e fretta di cessare di essere a carico della sua benefattrice; sentiva profondamente la mortificazione di essere un projetto (Re Baldassarre d'Introibo avrebbe detto, un projettile) d'essere un projetto, allevato per carità, e non meno profondamente la riconoscenza verso colei, che aveva supplito a' genitori suoi. Frattanto scoppiò una guerra; egli poteva aver da quindici in sedici anni, ma era alto e forte, come se non ne avesse contati meno d'una ventina. Vedendo i be' reggimenti, che sfilavano al suono delle bande e delle fanfare e si recavano al campo; vedendo tanti giovani arrolarsi allegramente; egli si crucciava. Abbandonar secretamente la madre adottiva non osava; manifestarle il desiderio di marciare nemmanco: e, per non affliggerla, si macerava. La buona donna però, preoccupandosi della tristezza di Sennacheribbo, che dimagrava, dimagrava e perdeva ogni freschezza di carnagione e l'appetito, ed amorosamente osservando e notando, giunse a discoprire qual baco il rodesse. Era poverella e vecchierella e d'umil condizione, ma non di sensi volgari: sapeva amare con disinteresse e devozione, sapeva. Aveva accolto ed educato quel fanciullo, sperando farne il bastone della sua vecchiaia; ma seppe sacrificare senza esitazioni la sua speranza, i suoi disegni, al bene di lui, alla contentezza di lui. Raggranellò alcuni suoi piccoli risparmii, chiamò il giovane e gli disse: — «Ho scoperto il tuo desiderio. Grazie di averlo combattuto per amor mio. Segui il tuo genio. Non ti dico di risparmiarti, perchè non sarebbe consiglio da darsi ad un soldato. Se t'incoglierà qualche male, sta certo che la mamma tua non ti sopravviverà. Torna, torna presto; torna illeso e glorioso; e non dimenticar mai la povera vecchia, che non ha altra gioia che te».

Sennacheribbo abbracciò la madre, piangendo e giubilando; rifiutò i quattrini; corse ad arrolarsi; e partì la sera stessa pel campo. Mandò una prima lettera, che la povera donna rilesse cento volte; e poi, affaticato dalla istruzione prima, e quindi dal servizio, smise di scrivere, non riflettendo ai palpiti, che doveva provar la sua benefattrice. Succedettero scaramucce e fatti d'armi, ai quali prese parte, e finalmente una battaglia campale sanguinosissima, dove rimasero molte e molte migliaia di combattenti, ma che fu vinta dagli Scaricabarilesi. Parecchie vicine della madre adottiva di Sennacheribbo, le quali avevano figliuoli o mariti o fratelli sotto le armi, avevano ricevute le nuove de' loro ed erano uscite d'ambascia: ella sola non sapeva nulla del suo diletto, se fosse superstite o soggiaciuto. Il Generalissimo spedì, per presentare a Re Zuccone le bandiere conquistate sul nemico, una deputazione, il cui ingresso in Iscaricabarilopoli fu una vera festa nazionale. Tutta la popolazione le corse incontro per vedere que' trofei; per consolarsi, con la vista di quei trofei, de' lutti e del sangue, che costavano. Ma la povera mamma di Sennacheribbo, dubbia ancora del fato del figliuolo, stimando pure di non potere se non augurar male di un silenzio troppo protratto, stette tappata in casa, piangendo e disperandosi, e quasi imprecando alla gioia universale che esacerbava le sue lagrime. Cominciava ad annottare, quand'ecco sente bussare indiavolatamente all'uscio. — «Chi sarà mai?» — s'alza, chè stava filando presso una lucerna fumosa, guarda da una piccola grata e vede sul pianerottolo un ufficiale di cavalleria, col braccio fasciato ad armacollo, che batteva impazientemente la solfa con gli stivali speronati. — «Oh! pover'a me! sarà qualche seccatura di alloggio e non alloggio». — Apre e l'ufficiale le salta al collo e l'abbraccia stretta. Essa lascia cader la rocca, tenta di svincolarsi e grida accorr'uomo! Per tutta la scalinata si spalancano gli usci, accorrono vicini, e che trovano? Trovano Sennacheribbo, che stringeva la madre al petto e le diceva dolcemente: — «Come, non riconoscete più il figliuol vostro non riconoscete, mamma? Non mi volete dar manco un bacio? Oh così va bene. Ma piano per carità, piano, che ho questo braccio qua ferito. Oh che buona mamma mia!».

Era proprio lui, Sennacheribbo, lui proprio, quel desso! Ferito sì, ma con una medaglia d'oro sul petto ed uffiziale. Bagattelle! Altro che risparmiarsi! S'era precipitato come un demonio tra le file nemiche, conquistando una delle bandiere, che il Generalissimo lo aveva mandato a presentare al Re, insieme con parecchi altri gloriosamente feriti. Ora la madre sicuro che il riconosceva! e, mezzo impazzita dalla gran consolazione, non rifiniva mai dal carezzarlo, dal vezzeggiarlo, dal dirgli tante belle cose. Ed i vicini e le vicine a fargli corona e festa e plauso; ad ammirare ed interrogare, a curiosare ed importunare.

— «Senti, mamma; era venuto a chiederti da dormire: sono quattro mesi, che non ho provato un letto ammodo».

— «C'è il tuo lettino. Vi metterò le lenzuola di bucato, profumate di spiganardo».