— «Veramente, io dovrei far io questa domanda» — gli fu risposto. — «Non mi hai tu chiamata?».
— «Chiamata? io? come? quando? e perchè avrei dovuto chiamarla, se da poi ch'io l'ho data a balia, non l'ho più vista? se ignoro persino il suo riverito nome?» — replicò Sennacheribbo, impermalito un po' di quel tu famigliare.
— «O non ti sei tu cinto quel legaccio intorno al polso sinistro e non l'hai baciato?».
Il povero capitano si fece ponzò, come un ladruncolo catacolto in flagranti. Divenne burbero: — «Scusi, madama, chi le dà il dritto d'immischiarsi nelle mie faccende, di spiare i fatti miei? Sacristia! cosa importa a lei quel ch'io fo e quel ch'io non fo? Questo affare a lei punto non appartiene. O per Bacco, forse che io la interrogo sul perchè va gironzoni a quest'ora sola soletta nella macchia? faccia il comodo suo; ed io e gli altri fare il proprio, cattera! E il tu, lo serbi per i suoi domestici, sa ella? O guarda un po' cosa capita..».
La formosissima sconosciuta sorrise: — «Ma, capitano, signor capitano, è Vossignoria che mi viene a disturbare. Io sono la fata Scarabocchiona: della quale avrà senza dubbio inteso parlare, santola della Principessa Rosmunda. E le fate non parlano in terza persona a nessuno, anzi in seconda singolare a tutti, persino a Dermogorgone, ch'è il Re loro. Quel legacciuolo è incantato di tal sorta, che, legandolo al polso sinistro e baciandolo, mi si costringe ad apparire; mi trovassi lontana centomila miglia, fossi occupata a... (stavo per dire una corbelleria) mi è forza di apparire immediatamente. Lo avevo regalato alla mia figlioccia; e strasecolo, nel ritrovarlo al polso di un capitano di cavalleria con tanto di baffi. Che malgrado le mie fatazioni la Rosmunda m'abbia a riuscire una scapatella?».
— «Ah, signora fata» — sclamò Sennacheribbo raumiliato, — «scusatemi tanto! Avrei dovuto riconoscervi subito dalla bellezza e dalla maestà vostra sovrumana. Perdonatemi! mi vedete turbatissimo, fuori di me. E poi non sapevo nulla nulla della fatazione della legaccia».
La fata era donna: Sennacheribbo le apponeva carne di lodola; n'era ghiotta, come tutte, e sorrise compiaciuta: — «Ma chi ti ha data la legaccia?».
— «L'ho rinvenuta qui per le terre» — disse il giovane, e le narrò ogni cosa: la caccia; il ratto della Rosmunda; e l'intenzione sua di racquistarla o morire. E disse in modo, che palesava quanto gli stesse a cuore la Principessa e quale altro affetto, e più potente che devozion di suddito, lo stimolasse a quell'ardimento. Ah non sempre riesce il dissimulare!
La fata Scarabocchiona ascoltò tutto attentamente e comprese quel, che il signor capitano taceva. Cavò di tasca un suo libretto di marocchino a fermagli d'oro e legato alla cintura con una catenella d'oro a grandi anella, lo aperse, lo percosse con la sua verga criselefantina di squisito lavoro, lo scartabellò, mormorando sempre:
Per questa verga magica,