Pronto a guidar t'affretta;

Fa che agli empi sollecita

Incolga aspra vendetta.

Poi, rivolta a Sennacheribbo: — «Attergati a questa fiammella, senza alcun sospetto, con la stessa fede cieca con cui ti si attergherà il tuo squadrone. Quando la vedrai fermarsi e sparire, sappi che hai raggiunti i rapitori della Rosmunda. Dipenderà dal tuo valore, dalla tua prudenza, il liberare allora la Principessa. Io posso consigliar gli uomini ed agevolar loro le imprese difficili e renderle possibili; non compierle in vece loro io. A rivederci. Se hai bisogno di me, trovandoti negl'impicci, sai pure come chiamarmi. Ma non farlo alla leggiera». — Così detto disparve.

Sennacheribbo si rimase estatico, trasognato, strasecolato, strabiliando, irresoluto, infraddue, non sapendo che si fare, a che risolversi, a qual partito appigliarsi, che pensare di quell'avventura e di quell'apparizione. Ed avrebbe stimato tutto immaginazione, sogno, visione, illusione, allucinazione, fantasmagoria, se non si fosse veduto a venti passi quel fuoco fatuo irrequieto, che andava e veniva su e giù, che tremolava, oscillava, dondolava, s'incurvava, s'assaettava, balzellava, come impaziente d'incamminarsi. Fidare in un fuoco fatuo, sceglier per guida una meteora, non sembrava al capitano veramente il più savio dei consigli, anzi vi ripugnava, come da cosa affatto contraria a tutte le consuetudini delle truppe in marcia. E poi, come applicare il Regolamento? come porgli allato due cavalieri con ordine d'ammazzarlo al primo sospetto di tradimento, alla prima velleità di fuga? E trascurando le precauzioni imposte da' regolamenti, non incorreva forse nelle pene comminate dal Codice militare? non assumeva una tremenda responsabilità? Poteva avvalersi degli spionaggi della fata Scarabocchiona? E chi gli assicurava che fosse proprio lei quella donna? Ci son tanti che negan persin l'esistenza delle fate! D'altronde il desiderio di pur salvare la Principessa, cosa affatto impossibile (dovea convenire) co' suoi mezzi naturali a sua disposizione; la tema di passare per pauroso agli occhi di quella sedicente fata e del fuoco fatuo istesso; la brama di adempiere e di obbedire alle raccomandazioni di Re Zuccone; sopratutto poi l'amore e la gelosia, lo stimolavano a profittare della scorta e dell'aiuto soprannaturale. — «Per mal che la vada cosa può accadermi, eh? Che questo fiammazzurro mi conduca a scavezzarmi il collo in qualche dirupo? Vada per lo scavezzacollo! Che mi conduca ad affogar con l'intero squadrone nella mota d'un qualche pantano? Vada per lo affogamento! Più che una volta non si muore. Tromba, ehi tromba!».

— «Capitano!».

— «Suona la sveglia! suona a raccolta! Svelti, figliuoli! A cavallo e seguitemi! Viva la Principessa donna Rosmunda!».

Ufficiali e bassaforza, furon tutti desti e pronti in un batter d'occhio. Cattera, la fata Scarabocchiona li aveva tocchi con la verga d'oro e d'avorio, ventiquattruplandone il vigore, il valore, la disciplina, l'ardire, sicchè si sentivano da più di loro, più che uomini. I destrieri vergheggiati anch'essi alla criselefantina, nitrivano, innivano, scalpitavano, scodinzolavano, scuotevan le giubbe, drizzavan le orecchie, tutti brio. Anch'essi valevan ventiquattro volte più di prima. Era una bella notte serena, stellata: i cani uggiolavano, gli allocchi bubbolavano, gli assiuoli chiurlavano, le civette squittivano, i cuculi cuculiavano, i gufi gufeggiavano, le rane gracidavano, i grilli grillavano, altri insetti stridevano e gli usignuoli gorgheggiavano; mille diverse fragranze balsamiche ed aromatiche, mille odori, mille profumi, mille olezzi impregnavano l'aria; le stelle scintillavano, la luna rischiarava, i fuochi del bivacco divampavano, le lanterne dello squadrone splendevano, ed il fuoco fatuo brillava con dolce luce ed azzurrognola, tremolando, oscillando, dondolandosi, incurvandosi, assottigliandosi, ballonzolando, dimostrando con tutti i modi che madre natura ha concessi a' fuochi fatui, l'impazienza di prender l'abbrivo. Finito l'appello, messi gli uomini per due, Sennacheribbo gli si rivolse e disse:

O splendida meteora,

Eccoci pronti! Orsù,