— «Io,» — disse il despota d'Exibo, — «se m'ha da toccare a me, la riterrò come ostaggio. Così, per amor di lei, perchè non venga bistrattata o sacrificata, Re Zuccone dovrà astenersi da ogni atto ostile. Mi servirà da parafulmine: se la vogliono illesa, mi hanno da lasciar tranquillo guà!».

— «Ed io» — soggiunse Re Baldassarre — «ritengo che nè la Principessa; ned il padre; ned il popolo scaricabarilese quando il monarca d'Introibo l'impalmasse, potrebbe fare altro se non ringraziarmi e ringraziar Domineddio dello stratagemma, dell'astuzia, del ripesco, della malizia, alla quale ci siamo appigliati per abbreviar la faccenda ed evitare un giudizio di plebe o di assemblea sul nostro merito».

— «Benone!» — ripigliò Guasparre — «ognuno si regolerà come giudica meglio. Su, aiutanti, procacciateci dei dadi ed un cornetto» — proseguì poi aprendo la bussola e rivolgendosi agli ufficiali, che stavano nella stanza antecedente, — «e fate condur qui da noi la prigioniera».

— «Sciolta, Maestà?».

— «Sciolta un corno: chi ci assicurerebbe dai suoi unghioni? e se l'avete sbavagliata, rimbavagliatela ammodo: che non vogliamo esser disturbati dalle grida di quella pettegola, mentre si gioca».

Quell'uomo lì veniva sempre obbedito a vapore. Due minuti dopo, erano sulla tavola un cornetto e due dadi, i quali avevano spesso servito a contrabbandieri e ladruncoli per disputarsi i loro lucri o per dissanguare qualche zugo: ora dovevan servire a tre Maestà per disputarsi l'erede di un reame di seicencinquantaquattromila trecentoventun miglio quadrato di superficie con cenventitrè milioni, quattrocencinquantaseimila settecentottantanove abitatori. Poi la Principessa sempre affunata ed imbavagliata ut supra, fu portata dentro avvincigliata su d'una seggiola sconnessa. L'autocrate d'Antibo le spiegò sghignazzando, ingiuriandola e dandole del tu, ch'ella era la posta del giuoco.

Fecero alla morra chi dovesse cominciare: — «Questo è giuoco da facchini, bifolchi e guardaporci», — dice Giordano Bruno. Toccò a gettare i dadi per primo a Don Melchiorre, in secondo luogo a Re Baldassarre, in terzo all'autocrate d'Antibo.

Il timido zoppo agitò per un bel pezzo i dadi nel cornetto, e finalmente li rovesciò pian pianino sul tavolo: fece tre e due.

— «Tua non sarà di certo», — disse gongolando il gobbo rimbambito; e, toltogli il cornetto dalla mano, e rimessivi i dadi dentro e fattili ballonzolar più volte prima con la destra, poi con la sinistra, tirò cinque e sei. — «È mia! mia! mia!», — esclamò tripudiando com'un fauno.

— «Non ancora, fratelmo!» — disse il guercio. — «Per buono, il punto è buono. Ma chi sa, fratelmo, chi sa!». — Prende convulsamente il cornetto, che Baldassarre aveva gittato sul desco rincludendovi i dadi e li butta senza nemmanco agitarli.