— «Sei e sei!» — gridarono gli altri due. — «Il punto di Venere!».

— «Quindi innanzi punto di Nemesi!» — corresse Guasparre: — «Signori, questa donna, ch'è indiscutibilmente nostra per dritto di rapina, poss'io quindi innanzi dirla esclusivamente mia, di loro pieno consenso?».

— «Senza dubbio alcuno!».

— «Posso farne quanto m'aggrada?».

— «Si accomodi pure!».

— «Quest'affare a noi punto non appartiene».

— «Sia lodato il cielo! Senti qua, Rosmunda: io ti amava; mi piacevi. Tu mi hai ricolmo di mortificazioni. Invece di antepormi e preferirmi subito e senz'altro a tutti, mi hai dati un subisso di concorrenti, tutti da meno di me, nessuno dei quali ti era meno accetto di me. M'è stato riferito, che mi hai dileggiato, perchè non ho gli occhi come i tuoi, che mi hai maledetto perchè non ho un animo effeminato.... Or bene, ci ho però visto tanto da raggiungerti; e della mia crudeltà farai esperimento tu stessa. Appena aggiornato, appena giunti que' tre Reggimenti che ho mandato a chiamare, sai cosa? Farò rizzar dai guastatori le forche su quella collina, onde si scorge il Regno di tuo padre ed il corso del fiume regale che passa per la tua città nativa. E ti farò appendere pei capelli alle forche. Ignuda in faccia a tanti soldati, sora schifiltosa. E morrai di fame e di strazio lassù. E ti farò sbavagliare per deliziarmi delle tue querimonie, de' tuoi lamenti, delle tue grida, de' tuoi rantoli, brutta segrennaccia, pettegola! E vedremo poi cosa potranno per vendicarti quel zuccone di tuo padre e quelli, che ti avrebber dovuto essere sudditi; giacchè per salvarti oramai non può più nulla nessuno, nessuno, nessunissimo!».

Ed alzava la mano per lasciarle andare una guanciata, quando una voce stentorea, che gridava: — «Sbagli!» — gli fece trattenere il colpo e volgere il capo. Sulla soglia della stanza, con la sciabola evaginata in pugno, stava ritto Sennacheribbo; e dietro a lui si accavalcavano i più dei suoi dragoni. Sogghignavano amaramente; ed il capitano a ripetere: — «Sbagli messere! Signori, avete fatto i conti senza l'oste».

La destra dell'autocrate cercò istintivamente l'impugnatura di una spada: ma era inerme. Gridò: — «Tradimento! a me! Antiboini, al Re vostro!» — e corse alla finestra unitamente ai due córrei. Ma i loro compagni stavano affunati a coppie e distesi per terra in un cantuccio del cortile, ed i dragoni scaricabarilesi, posti in sentinella dovunque, spianando i moschettoni, li costrinsero a rientrare nella stanza. In un battibaleno vennero afferrati, ammanettati alla lor volta e trasferiti ed incatenacciati in un bugigattolo oscuro, sebbene protestassero arrogantemente contro questa violazione sacrilega della Maestà Regia, del dritto delle genti, de' confini. O parlassero antiboino od exiboino od introiboino o scaricabarilese, i soldati non davan loro retta, anzi facevan le viste di non intenderli neppure. Ed il capitano Sennacheribbo aveva altro in capo, e s'affaccendava intorno alla principessa, alla sua Rosmunda, a sbavagliarla, a scioglierne, a spezzarne, a troncarne le legature, ed impartire ordini, perchè le preparassero qualche cordiale, un letticciuolo, una camera. Appena sciolta, ella balzò in piedi, come per fuggire, con gli occhi stralunati; ma, soprappresa da tremiti nervosi e con le membra intorpidite, potè solo profferire un: ohimè! e cadde svenuta fra le braccia del giovane.

Non gl'invidiate l'incarico soave! Non vide mai persona più impacciata del nostro Sennacheribbo. Il sorreggere una donna in deliquio è sempre grave, per quanto cara la si possa avere, per quanto innamorati se ne sia, giacchè pesa. Leggiera come un uccello è una metafora tanto falsa ed esagerata che rasenta lo eufemismo.